Ancora violenza nelle aule scolastiche. A febbraio scorso nel sud della Francia uno studente aveva accoltellato una docente causandone la morte. Oggi uno studente del milanese ha accoltellato una docente causandone il ricovero. Entrambi i colpevoli  hanno in comune l’età, 16 anni, così come hanno in comune l’età anche le due vittime, intorno ai 50. Della docente francese ricordiamo tutti l’immagine straziante e potentissima del marito che balla al suo funerale intorno alla bara sulle note di Frank Sinatra, una delle loro canzoni preferite, immagini che fecero in pochissimo tempo il giro del web. La docente italiana è attualmente ricoverata per le ferite riportate al braccio ed in misura minore al volto, ma non è per fortuna in pericolo di vita. E ancora, dell’alunno francese accusato di omicidio si sapeva che fosse disturbato ed avesse tentato il suicidio, di questo alunno di un Istituto Superiore di Abbiategrasso sappiamo che è un alunno fragile e che si è consegnato in stato confusionale e senza fare alcuna resistenza alle Forze dell’Ordine intervenute, consegnando anche coltello e pistola giocattolo, con cui pare che avesse anche minacciato i compagni di classe.
Il Ministro Valditara si è mostrato molto preoccupato e sta per raggiungere l’Istituto coinvolto, dove il Dirigente Scolastico gli esporrà, come dichiarato stamattina ai microfoni di Sky TG24 , le misure messe in atto dalla scuola a supporto dei ragazzi, particolarmente provati dal ritorno alla normalità dopo due anni di pandemia.
In attesa di seguire l’evoluzione del caso, urge riflettere: fare il docente è diventato un lavoro a rischio? Come arginare l’ondata di violenza fra i giovani? Quali interventi bisogna porre in essere con maggiore urgenza, percorsi psicologici nelle scuole? Terapie familiari? Aumento della sorveglianza? O magari dobbiamo arrivare a perquisire gli alunni all’ingresso? Sì perché ormai sembra essere questa la strada migliore da percorrere nell’immediato. Ogni volta che ascoltiamo di episodi di violenza all’interno delle scuole la prima cosa che bisognerebbe comprendere è con quale criterio dei minori arrivino a scuola armati, che siano coltelli, forbici appuntite, pistole, cacciaviti o altro, risultando davvero difficile accettare che i genitori non riescano a vigilare sul contenuto degli zaini dei loro figli. Personalmente mi capitò in una scuola di frontiera, a Napoli, e ben prima della pandemia, di apprendere da alcuni miei alunni quindicenni che custodivano oggetti potenzialmente pericolosi nello zaino, e quando ne chiesi il motivo mi risposero con il massimo candore: “li portiamo ogni giorno perché ci dobbiamo difendere, se per strada ci accade qualcosa”. Il che significa che i genitori ne fossero probabilmente al corrente, che non soltanto non giustifica affatto né loro né i figli, ma ne fornisce anzi un quadro inquietante,  dal quale siamo noi docenti, purtroppo, a doverci difendere, e non certo per strada quanto piuttosto sul luogo di lavoro. Tutto ciò fino a quando non si riuscirà a scongiurare quanto meno l’ingresso di oggetti pericolosi nelle aule scolastiche. Quando si parla di organico aggiuntivo ATA, per restare in tema, ci si riferisce anche a questo: il personale ATA deve essere al fianco dei docenti per sorvegliare in entrata ed uscita, si pensi ad esempio ai casi di alunni che improvvisamente decidono di lasciare l’istituto, dopo aver semplicemente fatto richiesta di andare al bagno. Il personale ATA deve essere altresì al fianco dei docenti e vigilare sulla sicurezza dell’ambiente scolastico, perché il docente torni a fare il docente, e l’alunno comprenda una volta e per tutte qual è il suo posto, a scuola oggi, e nella società in futuro, senza attenuanti né capri espiatori, che siano pandemie, guerre, il governo ladro, la pioggia o qualsivoglia catastrofe naturale e non. L’arduo compito del Ministero dell’Istruzione e del Merito è innanzitutto questo: fateci lavorare sereni, in tutti i sensi. È troppo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *