intervista di Marialuisa Roscino

 

Dott.ssa Lucattini, i disturbi dell’immagine corporea collegati anche ai disturbi alimentari sono in aumento tra gli adolescenti. I dati parlano di circa il 25% tra i giovani tra 18 anni e i 25 anni, in molti paesi del mondo e in diversi continenti, Europa, Asia, America. Può spiegare che cosa sono e come mai ci troviamo di fronte a un problema socialmente così rilevante? 

“L’immagine corporea rispecchia le persone come vedono sé stesse, come si pensa, si sente e si vede il proprio corpo. I disturbi dell’immagine corporea sono degli specifici disturbi psicologici che causano una rappresentazione e una visione negativa, distorta e irrealistica, del proprio corpo.La cultura a cui si appartiene, la famiglia e gli amici trasmettono abitualmente messaggi positivi e negativi sul corpo, generalmente aiutano attraverso il rispecchiamento, a farsi un’idea, piuttosto realistica di sé stessi. Oggi però assistiamo ha fenomeni veicolati dai social e dai media che influenzano negativamente l’immagine di sé stessi e del proprio corpo. Il fenomeno è mondiale, poiché internet è ubiquitario. Gli adolescenti di tutto il mondo e sono spinti a credere che esista un corpo ideale, spesso innaturale, lontano dalla realtà. È un corpo dematerializzato e le immagini di modelle, attrici, attori, influencer, sono manipolate a fini artistici o commerciali”. 

 

Spesso il problema dei disturbi dell’immagine corporea e anche di alcuni disturbi alimentari sono legati al body shaming. Come si può arginare il suo dilagare tra gli adolescenti? 

“Il body shaming non coinvolge soltanto gli adolescenti, ma anche gli adulti. Tuttavia, i ragazzi poiché sono in piena crescita sono molto più vulnerabili al body shaming, che da alcuni anni è una vera e propria piaga sociale. Di fatto è una forma di bullismo o meglio di cyberbullismo, poiché si svolge essenzialmente tramite i social e il web. Si tratta di giudizi non richiesti, critiche, in alcuni casi veri e propri insulti e attacchi pubblici in cui una persona è criticata per una caratteristica fisica, inviati tramite chat o social, da persone conosciute o in forma anonima. Sono aggressioni prolungate, martellanti, le vittime sono oggetto di commenti, critiche e insulti del tutto gratuiti. L’anonimato e la coalizione tra carnefici, attiva attacchi sadici estremamente violenti nei confronti di una persona che viene denigrata con il deliberato intento di isolarla e distruggerla psicologicamente”.  

 

Come psicoanalista, coma valuta la recente proposta della presidente dell’Intergruppo parlamentare sul “Body Shaming e i disturbi alimentari”, di istituire ogni anno, il 16 maggio, la giornata nazionale contro il Body Shaming? 

“In modo assolutamente positivo. È necessaria una informazione e sensibilizzazione su questo problema in modo anche da aiutare gli adolescenti, ma anche gli adulti oggetto di attacchi ad uscire dall’ombra, a reagire, a difendersi  e a chiedere aiuto. Il body shaming causa una grande sofferenza in chi ne è vittima, acuisce i problemi di accettazione del proprio aspetto fisico, provoca ansia, depressione, disperazione e talvolta, spinge fino al suicidio.Gli adolescenti vivono conflitti interiori per i rapidi cambiamenti fisici e psicologici, che convivono con la nostalgia dell’infanzia. Man mano, che prendono confidenza con i cambiamenti, cominciano ad apprezzarli e imparano a piacersi. Amare il proprio corpo permette di apprezzare le proprie qualità interiori, stimare le proprie peculiarità e rende più sicuri. Sentirsi apprezzati dagli altri, rinforza la fiducia nei propri valori e nei propri pregi, accresce il desiderio di affermazione, aiuta a valorizzare l’unicità della propria personalità”.  

 

Perché il body shaming è così pericoloso? 

“Perché mira a colpire un innocente per il proprio aspetto, in modo violento. il linguaggio è aggressivo, denigratorio, razzista. Sono aggettivi dispregiativi e volgari, scagliati in modo gretto, senza filtri. Gli psicoanalisti sanno bene che le parole sono azioni, non solo pesano come massi, ma possono essere armi che uccidono. Gli attacchi ripetuti indeboliscono la forza dell’Io, rendono più fragili e, nel peggiore dei casi, inducono un’identificazione con l’aggressione e la “resa” psicologica: la vittima si convince che i propri carnefici abbiano ragione”.

 

Che cosa è necessario fare per arginare questo fenomeno e proteggere i nostri ragazzi?

 “È indispensabile un’attività di sensibilizzazione sin dalla scuola primaria, in cui si spieghi chiaramente che le diversità fisiche ed etniche sono normali, che rappresentano le particolarità e le differenze che ci caratterizzano, che ci  rendono speciali, le persone che siamo. Va detto chiaramente che i difetti e che non vanno né criticati né stigmatizzati. Per prevenire il body shaming, è fondamentale insegnare la ricchezza e la necessità della diversità. Spesso gli attacchi sono rivolti a adolescenti in sovrappeso, perciò bisogna anche educare tutti a una corretta alimentazione e incentivare la cultura del movimento fisico e dello sport. Inoltre, gli adulti devono vigilare in famiglia e a scuola, in modo da proteggere i propri figli e gli studenti”.

 

Quali misure di controllo possono adottare i genitori? 

“Parlare con i propri figli, dedicare il tempo della cena e qualche ora durante il fine settimana, condividere con loro il proprio tempo libero;Chiedere come stanno, se tutto va bene, manifestare chiaramente con tatto e discrezione, senza omissioni. Dichiarare le proprie preoccupazioni se hanno notato dei cambiamenti nel loro stato d’animo o nel comportamento, come tendenza all’isolamento e al ritiro in camera propria, aumento del tempo su smartphone, internet e giochi elettronici, se sono apparsi rituali che prima non c’erano, la tendenza a stare svegli la notte, ansia, difficoltà ad andare a scuola.Talvolta, il disagio si manifesta con la rottura improvvisa di legami sentimentali descritti come felici.I genitori devono avere il coraggio di controllare lo smartphone dei figli, non di nascosto ma alla luce del sole. I genitori hanno un dovere educativo ma anche il compito di proteggere i propri figli, qualche volta anche da sé stessi e dalle loro cattive abitudini”. 

 

La psicoanalisi può aiutare a risolvere problemi di Disturbi dell’immagine corporea e i disturbi alimentari ad essa associati? 

“Certamente, la psicoanalisi si occupa di tutte le forme di disagio psicologico e anche i disturbi di natura traumatica. Favorisce la riflessione su sé stessi, attiva il pensiero, permette di distinguere e riconoscere il proprio mondo interno dalla realtà esterna. L’analista accompagna gli adolescenti nella loro crescita e li aiuta ad affrontare insicurezze e fragilità, a infrangere l’omertà che spesso si accompagna al cyberbullismo e al body shaming.Lo psicoanalista diviene un amico speciale per gli adolescenti, che accoglie i segreti, li affronta ed elabora insieme al suo paziente, trasformandoli in emozioni positive e pensieri nuovi che stimolano la presa di coscienza. Infine, li accompagna e guida verso la loro progressiva autonomia”. 

 

Quali consigli si sente di dare ai genitori? 

“Informarsi e conoscere il cyberbullismo e il fenomeno del body shaming; Parlarne con i figli cercando di capire se conoscono qualcuno che ne è vittima per  capire se anche loro fossero coinvolti; Ascoltare i loro racconti, dedicando loro tempo a cena e durante il fine settimana; Partecipare delle loro attività scolastiche ed extrascolastiche; Conoscere bene il funzionamento di dispositivi elettronici, del web e dei social; Condividere con i figli le proprie preoccupazioni su di loro, vigilare su possibili cambiamenti, chiedere spiegazioni;  Se vengono a sapere o scoprono che i figli sono autori di cyberbullismo e body shaming verso qualcuno, assumere posizioni ferme e decise con provvedimenti che facciano cessare le aggressioni; Se ne sono vittime, allontanarli dai social, rivolgersi alle autorità competenti e parlare con i referenti a scuola; In tutte queste situazioni particolari appena elencate, chiedere una consultazione psicoanalitica per aiutare, sia i figli che sono vittime per superare le  difficoltà del momento, i traumi, le angosce; sia  i  figli se sono aggressori, per comprendere il disagio sottostante e creare una coscienza profonda del dolore che causano negli altri, reindirizzando la propria condotta sbagliata e dannosa verso, invece, comportamenti altruistici e virtuosi”. 

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