concorso ordinario docenti

Negativo il giudizio del CSPI sulla bozza del D.M. sul concorso nazionale riservato per i DS.
Per il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione si tratterebbe di una sorta di condono e costituirebbe altresì un pericoloso precedente per le prossime procedure concorsuali, in pratica un incentivo alla ricorsite acuta nei concorsi.
Fosse dipeso dal CSPI, espressione dei sindacati e della precedente maggioranza, questo concorso non doveva neppure essere pensato.
Forse dimenticano i consiglieri dell’iter travagliato e delle numerose irregolarità del Concorso ordinario del 2017 di cui i ricorrenti sono stati le vittime sacrificali e che non si sono mai arresi sul piano legale e su quello dello studio, continuando a prepararsi credendo a una soluzione positiva dalla loro lotta. Dimenticano di compiti corretti ad occhi bendati e di votazioni attribuite a caso ancor prima dell’apertura del compito (ci sono prove documentali in merito) e infine dimenticano delle indagini della Magistratura che hanno visto il rinvio a giudizio diversi commissari, per non parlare, poi, delle palesi incompatibilità dei commissari e potremmo continuare.
Inoltre, dimenticano che il concorso in questione fu annullato in tronco dal TAR Lazio e che il Consiglio di Stato dopo lungo tergiversare ribaltò la sentenza di primo grado per ragioni politiche o meglio per ragion di Stato, per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico.
Tutto questo è ignorato dal CSPI, che propone una narrazione di questo concorso come se fosse una becera sanatoria ma che sanatoria non è! Si prospetta, anzi, come un concorso selettivo, che prevede il superamento di preselettiva scritta per l’accesso al corso intensivo di formazione senza conoscere la batteria dei test. Ci va giù duro il CSPI: vorrebbe che gli aspiranti fossero selezionati in ingresso ma soprattutto in uscita nella prova finale dopo aver pagato 1850 euro, 350 per il test di ammissione e 1500 per le frequenza del corso , somma che per il CSPI andrebbe versata in un’unica soluzione. Vorrebbe inoltre il corso rigorosamente in presenza (il corso si rivolge a insegnanti in servizio che potrebbero dover seguire il corso anche in altra provincia e/o regione con spese di trasporto, vitto e alloggio a loro carico).

Come si è detto per i Consiglieri gli aspiranti dovrebbero pagare subito la tassa di autofinanziamento del riservato che servirà a nostro parere a finanziare anche il concorso ordinario e si lamentano che dalle prove preselettive scritte o orali siano state eliminate le aree 2, 6, 9, ignorando che i candidati dovranno ora affrontare l’osso duro del nuovo Codice degli appalti e la corposa materia del PNRR, a differenza degli aspiranti del concorso del 2017.
Insomma un giudizio politico sotto le mentite spoglie di una serie di giudizi tecnici e che fa dir loro che si tratta di un grave precedente, senza tener conto che in passato, in occasione di analoghe tornate concorsuali, furono svolte autentiche sanatorie, grazie alle quali molti dirigenti scolastici divennero tali semplicemente frequentando un corso privo di qualsivoglia forma di sbarramento iniziale.

Last but non least notano, i consiglieri, la discrasia tra la graduatoria triennale del Milleproroghe valida fino al 2025/26 e quella ad esaurimento della bozza del DM. Inutile dire loro da che parte stiano.
Credo che questo possa essere l’unico rilievo che potrebbe essere accolto dal MIM.
Comunque come sapete il parere del CSPI è solo consultivo e non vincolante, come dire che conta come il due a briscola.

 

 

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