Circa il 10% dei cittadini italiani vive stabilmente all’estero, 5,8 milioni, di questi, oltre 841 mila sono minori, moltissimi nati all’estero, ma tanti altri partiti al seguito delle proprie famiglie a cui occorre aggiungere gli oltre 1,2 milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni (il 21,8% della popolazione complessiva AIRE, che arriva a incidere per il 42% circa sul totale delle partenze annuali per solo espatrio). Una popolazione giovane, dunque, che quasi sempre, parte e non ritorna pur rimanendo saldi i rapporti con il nostro paese.

Dal 2006 al 2022 la mobilità è cresciuta dell’87%. Per loro il nostro paese sembra aver definitivamente messo da parte la possibilità di migliorare il proprio status durante il corso della propria vita concedendo l’accesso a un lavoro certo, qualificato e abilitante (ascensore sociale), con i giovani sempre più spesso confinati per anni e con la sensazione di non essere ben voluti dal proprio Paese.

Oltre a questi c’è la questione degli italiani nel mondo, ovvero Italiani in rapporto alla loro origine e all’identificazione con le proprie radici nazionali e culturali. Risultato è che gli italiani puoi trovarli residenti in ogni luogo del mondo in rappresentanza di ogni singolo territorio regionale.

Il rischio da evitare è di considerare l’emigrazione solamente come svilimento e privazione di risorse perdendo di vista le qualità positive di opportunità come la spinta ad “andare verso”, una risorsa per la valorizzazione dell’interscambio commerciale con i paesi in cui si registra la massiccia presenza di connazionali sui quali il nostro paese esercita, anche dopo molte generazioni, una grande capacità di attrazione.

Sempre più spesso ci troviamo di fronte ad illustri concittadini, tra banchieri, accademici, medici pubblicitari, avvocati, esperti d’arte che vivono all’estero da anni fino a costituire una vera e propria classe dirigente locale. Amano il nostro paese, ma una cosa pare però certa: non hanno alcuna intenzione di rientrare. Guadagnano bene, vivono in città che offrono molto e, soprattutto, vedono riconosciuto il merito, merce rara nel nostro Paese. Per chi mostra talento è una dura scuola, ma offre più opportunità a chi rischia rispetto a chi vuole garantita una vita noiosa e con prospettive modeste.

Bisogna riconoscere che quasi sempre l’itinerario dell’Italiano nel mondo è una storia d’amore che racconta il nostro paese attraverso la passione per la bellezza e l’attenzione per i gesti quotidiani, perciò, ancora oggi, rappresenta un fondamentale strumento per l’internazionalizzazione delle imprese, la promozione del turismo e la collocazione sui mercati esteri del “made in Italy”.

Se a questa passione si affianca un Sistema della Formazione Italiana nel Mondo capace di spiegare come la bellezza è lo splendore del vero e il gusto estetico è la modalità con cui l’uomo percepisce la felicità, allora il nostro paese, i nostri cittadini possono trasformarsi in una risorsa e una opportunità per l’Italia e il paese che li ospita.

Abbiamo bisogno di istituzioni scolastiche all’estero che possono costituire un volano di idee, progetti e iniziative in raccordo con le rappresentanze diplomatico-consolari, nel quadro degli obiettivi di politica estera perseguiti dall’Italia.

L’attuale Sistema della Formazione Italiana nel Mondo, anche se ben strutturato, può dirsi insufficiente rispetto alle potenzialità. Include scuole statali, paritarie, sezioni italiane presso scuole straniere, lettorati e corsi abbracciando l’intero ciclo formativo: scuola per l’infanzia, primaria, secondaria di primo e di secondo grado.

Le strutture di cui ci dà notizia il Ministero degli esteri sono la seguenti:

  • 8 istituti scolastici statali omnicomprensivi con sede ad Addis Abeba, Asmara (temporaneamente chiuso), Atene, Barcellona, Istanbul, Madrid, Parigi, Zurigo;
  • 45 scuole italiane paritarie, presenti in tutti i continenti;
  • 1 scuola non paritaria a Smirne;
  • le sezioni italiane presso scuole straniere, bilingui o internazionali e presso le scuole europee a Bruxelles, Francoforte, Lussemburgo, Monaco di Baviera, Varese.

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