La vicenda della dirigente scolastica arrestata a Palermo per corruzione ci ricorda ancora una volta come il sistema para-aziedalistico dell’autonomia scolastica – ora in procinto di avere la sua naturale e dannosissima evoluzione nell’autonomia differenziata – sia profondamente inadatto alla gestione delle istituzioni scolastiche, le cui finalità sono del tutto differenti da quelle dell’azienda.

 

Bene ha fatto l’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) a raccomandare la rotazione triennale dei dirigenti, per ridurre il rischio di dinamiche corruttive; ma occorre anche ripensare la figura del dirigente-manager (un tempo giustamente preside, primus inter pares), i cui poteri finiscono spesso per ostacolare il lavoro degli insegnanti, per Costituzione i soli titolati a occuparsi di didattica, e possono far prevalere scopi personalistici, privatistici ed extrascolastici rispetto a quelli culturali ed educativi che soli dovrebbero caratterizzare la scuola pubblica nazionale, solo “organo costituzionale della democrazia” capace di trasformare i sudditi in cittadini, secondo la definizione di Calamandrei.

 

Gruppo La nostra scuola 

Associazione Agorà 33

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