Mi chiedo, dove sia il confine tra ironia e offesa, tra comicità e buffonaggine, tra satira e cattiveria? La risposta è che si tratta di una linea sottilissima, molto facile da attraversare soprattutto quando si parla di satira politica. Sono tanti i vignettisti, le pagine web e gli show che si dedicano a sviscerare in chiave ironica gli aspetti più “grotteschi” di politica e politici. Spesso sono ben voluti e apprezzati, strappando un sorriso al grande pubblico.
In questo caso offensivi.

Esiste un’importante differenza tra una vignetta satirica che fa riflettere e un’immagine che mortifica una persona. In questo ultimo caso, infatti, si svilisce il valore della persona. È paradossale, oltre che profondamente ingiusto, che una donna, solo perché sorella del Presidente del Consiglio dei Ministri e moglie del Ministro Lollobrigida, venga presa di mira e ridicolizzata la sua personalità, condannandola a una gogna mediatica senza pietà.
Si deve, dunque, distinguere caso per caso per comprendere se dall’esercizio del diritto di satira derivi la lesione di altri diritti.
La vignetta apparsa oggi rappresenta il disprezzo, la distruzione della dignità della persona, vengono utilizzate espressioni gratuite, volgari, umilianti ripugnanti tali da comportare la deformazione dell’immagine pubblica.
E questo è innegabile!
Bisogna prendere le distanze dalle comunicazioni fuorvianti sotto un profilo pedagogico ed educativo. Bisogna far sì che l’educazione passi attraverso tutte le forme di comunicazione anche e soprattutto in quelle ironiche.
Mi auguro che il cattivo gusto possa cedere il passo ai valori sani che caratterizzano molti di noi. Ricordiamoci che l’educazione al rispetto dell’altro è un valore necessario per tutto il mondo della comunicazione.

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