Diffamazione in ambito scolastico: quando le offese fra insegnanti, dirigente e genitori sono perseguibili

Diffamazione in ambito scolastico: quando le offese fra insegnanti, dirigente e genitori sono perseguibili

Rispetto a qualche anno fa, è aumentato il ricorso ai contenziosi legali che riguardano la diffamazione in ambito scolastico e le offese. In un contesto nel quale le parole offensive e gli scambi verbali poco gentili sono sempre più frequenti, vale la pena capire quali sono i casi più frequenti nei riguardi:

  • delle ingiurie fra gli insegnanti;
  • delle offese pronunciate da o verso i dirigenti scolastici;
  • della diffamazione condotta dai genitori ai docenti.

Nell’articolo, analizzeremo queste tre casistiche generali, con particolare attenzione sulle situazioni che possono portare a contenzioso giuridico.

QUANDO LA CRITICA DIVENTA DIFFAMAZIONE

Il diritto di critica si esprime in un giudizio o un’opinione che non può essere oggettiva ma, al contrario, è fondata su interpretazioni soggettive dei fatti. Sebbene la definizione possa apparire vaga, il limite è costituito:

  • dalla rilevanza sociale dell’argomento;
  • dalla correttezza di espressione;
  • dal ricorso ad attacchi personali che mirano a colpire il piano individuale del soggetto criticato.

Oltre a questi limiti, assume importanza anche quello della continenza espressiva, ovvero l’uso di espressioni sproporzionate rispetto ai fini della critica che si vuole esprimere. Come osservato dalla sentenza n. 3356 del 2011 emessa dalla Sezione Quinta della Cassazione, rispettare il principio della continenza formale non obbliga a utilizzare un linguaggio “grigio e anodino”, ma consente di ricorrere a parole sferzanti.
Ne consegue che, durante un procedimento, non si tratterà di valutare la veridicità di quanto affermato ma la correttezza delle espressioni usate. Per citare le parole dei giudici:

“La critica, quando si esprime nella stigmatizzazione di comportamenti o fatti, deve avere per connotato essenziale l’obiettivo di contribuire all’approfondimento della conoscenza ed alla formazione di un giudizio autonomo da parte dei destinatari del messaggio”

DOCENTI DIFFAMATI DAI COLLEGHI: QUANDO SI PUÒ DENUNCIARE UN INSEGNANTE

Nei casi di offese fra docenti, per capire il peso effettivo delle parole pronunciate bisogna fare la distinzione fra:

  • offese propriamente dette che non determinano alcuna responsabilità;
  • offese che producono una vera e propria responsabilità di chi le pronuncia.

La differenza è sottile, ma viene espressa dalla sentenza n. 42064 del 2007 della Cassazione che dice:
“in tema di tutela penale dell’onore, al fine di accertare se l’espressione utilizzata sia idonea a ledere il bene protetto della fattispecie incriminatrice di cui all’art. 594 c.p. occorre fare riferimento a un criterio di media convenzionale in rapporto alla personalità dell’offeso e dell’offensore nonché al contesto nel quale detta espressione sia stata pronunciata ed alla coscienza sociale.”
In pratica, non tutte le offese sono condannabili, perché andranno considerati diversi elementi. Il contesto di riferimento – cioè l’ambito scolastico – è in questo senso fra gli aspetti più importanti da valutare. Il diritto di critica fra docenti, benché ammissibile, deve trovare un limite nel rispetto del decoro e dell’onore della persona offesa.

Altro caso riguardante le offese tra insegnanti è quello il cui il docente critica pesantemente un collega durante le ore di lezione e di fronte ai propri studenti. In particolare, la sentenza n. 14552 del 2009 emessa dalla Sezione Terza della Cassazione ha fatto emergere il reato di diffamazione operato da un docente nei confronti di un collega in presenza di minori. Nella liquidazione del danno morale, i giudici hanno tenuto conto che i precettori dell’offesa erano gli studenti e che, quindi, la diffamazione era avvenuta in un ambito tutelato.

OFFESE DEI DIRIGENTI AI DOCENTI O VICEVERSA: COME DIFENDERSI

Arriviamo al caso delle espressioni offensive rivolte dai dirigenti ai docenti nell’esercizio della loro funzione. A proposito, la sentenza n. 2927 del 2009 della Cassazione ha chiarito che i presidi non possono qualificare il comportamento degli insegnanti con frasi offensive e di disprezzo che vanno oltre la critica.

Quest’ultima è sì ammessa, ma non può ledere la personalità del docente né essere rivolta alla persona in sé e alle sue qualità. Come abbiamo richiamato all’inizio dell’articolo, uno dei criteri da tenere sempre presenti – per non incorrere nel reato di diffamazione – è il rispetto della continenza formale, soprattutto se l’atto è in presenza di spettatori.

Inoltre, sulla questione interviene anche il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici a norma del Decreto del Presidente della Repubblica n. 62/2013. Nell’ambito dei doveri del dirigente scolastico nei confronti dei docenti, infatti, afferma che
“il dirigente assume atteggiamenti leali e trasparenti e adotta un comportamento esemplare e imparziale nei rapporti con i colleghi, i collaboratori e i destinatari dell’azione amministrativa.”
La sottile differenza fra il diritto di critica e la diffamazione vera e propria va considerata anche nel caso di offese pronunciate da parte di un docente verso il dirigente scolastico.

GENITORI CHE OFFENDONO I DOCENTI: QUANDO È DIFFAMAZIONE?

La giurisprudenza considera il docente come pubblico ufficiale e non circoscrive le sue funzioni soltanto all’ambito didattico ed educativo espresso nelle lezioni scolastiche. Da questo punto di vista, la sentenza della Cassazione n. 15367 del 2014, che riguarda le offese rivolte da un genitore all’insegnante della figlia, chiarisce che l’oltraggio a pubblico ufficiale avviene quando si concretizzano:

  • offesa all’onore al prestigio del pubblico ufficiale in presenza di più persone;
  • realizzazione dell’offesa in un luogo pubblico o aperto al pubblico;
  • offesa avvenuta in un momento nel quale il pubblico ufficiale compie un atto d’ufficio nell’esercizio delle sue funzioni, o a causa di esse.

Allo stesso modo, l’esercizio del diritto di critica dei genitori nei confronti di un docente può riguardare esclusivamente ciò che la normativa prevede per l’esercizio delle funzioni dell’insegnante.

Ne consegue che il genitore può essere denunciato per la natura diffamatoria delle sue affermazioni quando queste non sono funzionali tanto alla critica perseguita quanto all’offesa della persona e della dignità umana e professionale dell’insegnante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fonte: Universo Scuola