intervista di Marialuisa Roscino

 

Dott.sa Lucattini, una recente ricerca, nell’analizzare l’intelligenza dei bambini, è arrivata alla conclusione che la madre è il genitore responsabile della trasmissione dei geni legati all’intelligenza. Come valuta questa ipotesi?

Nella trasmissione dell’intelligenza vi è senz’altro una componente genetica come anche nei caratteri somatici, altezza, costituzione, colore degli occhi e dei capelli, etc. Nello sviluppo dell’intelligenza il ruolo predominante è la relazione affettiva e psicologica con entrambi i genitori. Poiché la madre per motivi naturali, culturali e sociali, si occupa di più del neonato e del bambino piccolo, questa è la ragione principale per cui le si attribuisce il ruolo maggiore nello sviluppo dell’intelligenza del bambino.  I geni per esprimersi hanno bisogno di aspetti relazionali, psicologici, profondi, inconsci, che si sviluppano tra il bambino e la madre fin dai primissimi momenti di vita. Molte esperienze hanno dimostrato che i bambini abbandonati, che hanno vissuto in modo selvaggio come Victor de l’Aveyron, che siano stati privati di cure e affetto, non possono sviluppare un’intelligenza proporzionale alle loro potenzialità. I bambini deprivati, hanno difficoltà a sviluppare quelle funzioni mentali che servono per utilizzare l’intelligenza di cui possono anche essere dotati geneticamente.

 

Il ruolo del papà invece, come si colloca in questo ragionamento?

Il padre o chi riveste il ruolo paterno e si occupa del bambino, è fondamentale per il suo sviluppo psicologico, emotivo e intellettivo. Quando entrambi i genitori partecipano alle cure e interagiscono attivamente e quotidianamente con il bambino, l’attaccamento padre-bambino ha la stessa intensità di quello madre-bambino. La presenza autorevole e la partecipazione amorevole del padre alla vita dei propri figli, porta ad un maggior benessere psicologico, migliori risultati scolatici e accademici, e successo sociale. I bambini che hanno l’appoggio del padre e ne sentono la vicinanza hanno il doppio delle probabilità di entrare all’università o di trovare un lavoro stabile dopo la scuola superiore e il 50% in meno di probabilità di sviluppare sintomi depressivi, rispetto a chi non ha un padre attivamente presente.

 

Sul rapporto madre-figlio c’è un’ampia letteratura in psicoanalisi. Gli studi che cosa ci dicono?

Il legame che la madre comincia a instaurare col suo bambino fin dalla gravidanza, prosegue, si arricchisce e si consolida dopo la nascita. La mamma e bambino cominciano a conoscersi e riconoscersi, il neonato ha bisogno di essere nutrito e accudito fisicamente e psicologicamente, la madre si arricchisce interiormente nel rapporto col proprio bambino. Attraverso la relazione con la mamma, il neonato inizia a dare un senso all’ambiente e a sviluppare quegli strumenti mentali indispensabili per viverci e per affrontare le sfide che lo attendono. La comprensione che la madre ha della specifica individualità del suo bambino, il consolidarsi del legame con lui e l’amore reciproco, creano l’attaccamento, perno dello sviluppo e della crescita psicofisica di ognuno. Questo primo amore, questa relazione d’oggetto, è la base che orienterà tutte le relazioni successive.

 

Analizzando più in generale il discorso dell’intelligenza, quali sono i fattori di rischio per i bambini? È vero che la presenza di malattie in tenera età può essere causa di disturbi intellettivi?

Tra i fattori di rischio noti ci sono le malattie fisiche importanti, la depressione materna, una stimolazione affettiva e psicologica inadeguata. Alcuni bambini non raggiungano il loro potenziale di sviluppo intellettivo a causa della povertà, per le cattive condizioni di salute e ambienti di vita poco stimolanti. I traumi psicologici durante l’infanzia, malattie somatiche, lutti, perdite e separazioni, possono causare depressione nel bambino. Poiché, la depressione riduce l’attenzione e la concentrazione, i bambini sembrano poco partecipativi e distratti. Inoltre, sono iperattivi, non stanno seduti, sono irrequieti, sembrano poco capaci di comprendere e di studiare. Per calmarsi si abituano ad usare gli strumenti elettronici, soprattutto lo smartphone, per cui si crea un cortocircuito: si riduce il contenimento emotivo da parte dei genitori e la possibilità d’intercettare la depressione. I bambini iperattivi e quelli inibiti sembrano meno intelligenti, ma questo è un luogo comune. Il malinteso nasce dal fatto che i primi sembra che non ascoltino e i secondi perché non rispondono.

 

Il rapporto da genitori e figli si fa sempre più complesso. Quando è necessario l’intervento dello psicoanalista per migliorare l’equilibrio familiare?

 Quando compaiono conflitti che non si risolvono spontaneamente. Inoltre, quando uno dei membri della famiglia ha una sofferenza psicologica che riverbera su tutti gli altri. La consulenza psicoanalitica familiare è di grande aiuto nell’affrontare le situazioni di disagio psicologico e le incomprensioni tra genitori e figli. Un altro momento è allo snodo adolescenziale dei figli quando cambiano gli equilibri familiari, per gestire i mutamenti e le tensioni non controllabili.

 

Quando è importante la psicoanalisi madre-neonato?

Per prevenire successivi disturbi emotivi, è particolarmente utile la psicoanalisi madre-neonato e padre-neonato, aiuta la mamma ad affrontare con serenità la maternità, previene ansia e depressione, favorisce la relazione madre-bambino  padre-bambino e stimola una migliore crescita psicofisica del piccolo.

 

Quali consigli può dare in merito?

 – Entrambi i genitori si devono occupare dell’accudimento del neonato e dell’educazione dei figli, l’intelligenza dipende sia dalla madre che dal padre;

– Stimolare i bambini con attività adatte alla loro età, partecipando insieme al loro. La vicinanza fisica e affettiva dei genitori è importantissima per lo sviluppo della mente;

– Dedicare tempo ai bambini, parlando con loro, ascoltandoli e giocando insieme. Il gioco ha un ruolo centrale nello sviluppo dell’intelligenza;

– L’equilibrio psicologico ed emotivo è fondamentale per sviluppare l’intelligenza per cui se il bambino ha avuto traumi, potrebbe essere depresso, distratto, poco partecipativo e sembrare meno brillante. Osservarlo per intervenire se necessario, i bambini non mostrano e non esprimono tutte le loro potenzialità;

– Se il bambino è iperattivo, irritabile, insonne e ha uno scarso rendimento scolastico, porsi subito il problema se sia depresso e chiedere una consultazione con uno psicoanalista infantile;

– Poiché la povertà è un noto fattore di rischio, chiedere supporto e sostegno anche economico per migliorare l’ambiente di vita e garantire lo studio ai figli;

– Se ci sono problemi familiari (conflitti, disagio, incomprensioni), che non si risolvono da soli, rivolgersi ad uno psicoanalista della famiglia.

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