Ho sempre pensato in cuor mio: quando avrò un figlio, crescerà bilingue. E così è stato sia con il mio primo figlio che ora con il piccolino che compirà 3 anni a breve.

Per poter affrontare il bilinguismo è necessario che i bambini siano esposti sin da subito alla seconda (ma anche alla terza lingua), sin dai primi mesi di vita. Sono due gli approcci possibili: metodo OPOL (one parent – one language), ovvero ogni persona a contatto con il bimbo parla sempre e solo una lingua (es. un genitore in inglese e l’altro in italiano) oppure creando dei momenti specifici durante la giornata in cui si parla solo la seconda lingua creando una routine  (di gioco, durante la pappa, il bagnetto e così via).

I vantaggi dell’approccio precoce sono indiscutibili, è proprio nei primi anni di vita – 0mesi-5/6 anni – che il nostro cervello sviluppa il linguaggio, il centro deputato al linguaggio è nella sua fase di massima plasticità ed ogni lingua viene appresa allo stesso livello ed in modo che definirei “parallelo” tanto da non essere necessario l’utilizzo della traduzione per passare da una lingua all’altra. Tutte le lingue acquisite in questa fase vengono acquisite a livello “madrelingua”. Si acquisisce una flessibilità mentale che ci si porta poi dietro per tutta la vita.

Come si approccia la scuola italiana a questo tema?

Sono tante ormai le scuole private che sin dal nido propongono il bilinguismo, con tempo didattico equamente suddiviso tra le varie lingue (50% italiano e 50% inglese ad esempio, o 30-30-30 con italiano-inglese-francese) e con metodo Opol, ovvero 1 insegnante – madrelingua – per lingua. Nelle principali città italiane sono inoltre presenti le cosidette “scuole internazionali”, dove la didattica è quasi esclusivamente in inglese (ma anche francese o tedesco) con ore di italiano integrative.

Nella scuola pubblica non si inizia prima delle elementari e con pochissime ore settimanali del tutto insufficienti. Aggiungerei, da mamma e riferendomi all’inglese, con metodo didattico non sempre adeguato perchè spesso basato sull’utilizzo della traduzione e su interminabili ore di studio di grammatica quando l’inglese è una lingua che si acquisisce principalmente vivendola.

Mi chiedono: ma tuo figlio maggiore che ha 11 anni, non ha difficoltà con l’italiano? La risposta è no, mio figlio utilizza indistintamente le due lingue sia nella vita quotidiana che nello studio con ottimi risultati in entrambe, ed è un grande vantaggio per l’apprendimento poter leggere o seguire dei documentari in lingua originale confontandosi anche con libri di testo che hanno un’impostazione completamente diversa dai nostri.

Il bilinguismo è un regalo per i nostri figli e la scuola italiana dovrebbe prenderne atto e apportare dei cambiamenti in tal senso, predisponendo delle sezioni dedicate per chi vuole affrontare questa tipologia di percorso, con insegnanti dedicate per ogni lingua (possibilmente madrelingua), sin dal nido per proseguire poi in tutti gli ordini e gradi di studio.

Utopia? Spero di no, perché al momento è un opzione prevista solamente nelle scuole private.

Autore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.