Save The Children Italia ha svolto una interessante indagine sul lavoro minorile che a partire da ieri e per 4 martedì prende forma e voce in altrettanti podcast dal titolo “Non è un gioco”. Il primo episodio, accessibile anche da Facebook , riporta testimonianze dirette di adolescenti che ben prima dei 16 anni, età in cui e’ lecito iniziare a lavorare, hanno avuto le loro prime esperienze, naturalmente in nero. Il quadro generale è preoccupante: in Italia 336mila minorenni hanno lavorato almeno una volta, ovvero quasi un minore su 15, fra questi il 27,8 % e’ di età compresa fra i 14 e i 15 anni ed ha svolto lavori faticosi e invalidanti per il benessere psicofisico e per un sano percorso educativo; quasi il 5% ha inoltre svolto le prestazioni durante l’orario scolastico, il che ha influito sul rendimento determinando insuccesso, bocciature, abbandono. I motivi per cui i minori decidono di lavorare, si evince ancora dal rapporto di Save The Children, sono essenzialmente legati a situazioni di indigenza familiare, motivo per cui il il 56,3% inizia per avere soldi per se’, ed un 32,6% per portare un aiuto materiale in casa, dove per lo più regna un livello culturale inferiore alla media. Partendo pertanto dall’analisi di questi dati, e trasportandoli in ambito scolastico non si può non riflettere sul forte nesso fra lavoro minorile e dispersione, che inevitabilmente rimanda all’importanza di rendere i ragazzi consapevoli dei rischi a cui vanno incontro lavorando anzitempo, attraverso la conoscenza del lavoro e dei loro diritti. I docenti delle superiori sanno bene che molti adolescenti ritengono normale lavorare senza tutele né alcun tipo di riconoscimento che non sia una retribuzione qualunque, non avendo alcuna cognizione né di cosa sia il lavoro, né che esistono diritti e doveri per il prestatore così come per il datore. In verità e per esperienza diretta, la maggior parte arriva alle superiori senza neanche conoscere la differenza fra lavoro autonomo e subordinato, e non ha mai sentito la sigla C.C.N.L. Nel lavoro minorile la dispersione scolastica si fonde senz’altro con l’illegalità, e quando si parla di illegalità emerge ancora una volta  l’ignoranza del Diritto. Non che la conoscenza rappresenti sempre la cura, ma la prevenzione si’, senz’altro, anche per soggetti provenienti da famiglie in cui il germe dell’illecito ha trovato terreno fertile. Nei programmi scolastici, anche lì dove il Diritto e l’economia sono previsti, il tema del lavoro è quasi sempre assente, a favore delle basi di Costituzionale e dell’ampio tema dell’impresa in alcuni tecnici e professionali, come è giusto che sia a fronte di un monte ore settimanale davvero irrisorio. Parlare di dispersione senza parlare di disagio giovanile, in conclusione, è impossibile, e il lavoro minorile non è che una delle forme in cui il disagio si palesa, in tal caso con l’aggravante del benestare delle famiglie, il che rende ancora più importante, anzi salvifico, il ruolo della scuola nella vita dei minori.

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