Intervistiamo l’On. Tiziana Drago già senatrice nella diciassettesima legislatura, madre di 4 figli, impegnata nel sociale, ex Coordinatrice a Catania dell’ Associazione famiglie numerose, ex presidente Forum ass.familiari. Durante il suo mandato Parlamentare, l’ On. Drago ha elaborato proposte di legge a favore del wealfare familiare, della Scuola, sui disturbi specifici dell’apprendimento per una riforma delle linee guida del 2012. È nota la preoccupazione dell’On. Tiziana Drago sul decremento demografico in Italia, è una sostenitrice dello sviluppo demografico che, come sostengono gli studiosi di demografia, produrrebbe uno sviluppo economico del Paese.

On.Drago, nelle scuole stanno aumentando i casi di violenza verbale e fisica sia da parte degli studenti sia da parte dei genitori che vedono coinvolti gli insegnanti e il personale ATA in particolare i collaboratori scolastici. Citiamo il recente caso del Liceo Classico Plinio Seniore di Castellammare di Stabia in provincia di Napoli, dove una madre, eludendo ogni sorveglianza, ha aggredito la professoressa d’inglese di sua figlia davanti all’intera classe. Come spiega il fenomeno dilagante già diffuso da anni nelle scuole italiane?

Ritengo che si tratti di sintomi di un malessere che ha radici lontane. Di fondo, da parte dei ragazzi, vi è una difficoltà ad accettare l’ “autorità”, ma trattasi di difficoltà appresa, stanno venendo a mancare, all’interno dei nuclei familiari, le figure di riferimento stabili, con confusioni di ruoli, quando ci sono. I figli non si educano solo con l’esternazione verbale di certi principi, ma con la vita! Spesso siamo noi adulti, genitori e/o professori, a fornir loro un esempio non edificante. Diciamo loro di non usare i cellulari durante il pranzo, per poi tenere il nostro sulla tavola apparecchiata; diciamo loro di non utilizzarli in classe, salvo farlo noi docenti; diciamo loro di non parlar male degli altri, anche se poi con l’amica “sparliamo” del marito o con loro di qualche docente; ecc…
Come famiglie stiamo delegando troppo la nostra funzione educativa al web ed alla scuola; dal canto suo, la scuola, non prospetta nessun progetto educativo, delegando ad ipotetico doposcuola la soluzione alla mancata efficacia scolastica. Ovviamente non è sempre così.
In tutto ciò trova fondamento lo scollamento della storica alleanza scuola-famiglia, in virtù della mancata assunzione di responsabilità, a cui si aggiunge la figura del Dirigente Scolastico, un tempo Preside, che in virtù della funzione dirigenziale ha come scopo principale, il più delle volte, quello del “raggiungimento degli obiettivi”, al fine di redigere un RAV (Rapporto di Auto Valutazione) che avvalori la bontà del proprio operato. E la funzione educativa? Purtroppo la sua assenza non dipende certo, se non sempre, dalla volontà del Dirigente: è il sistema a richiederlo, incastonato in burocrazia e burocratese. Se poi aggiungiamo la questione della carenza di tali figure, con l’aumento delle scuole in reggenza, il gioco è fatto. In tutto questo cosa si è pensato di fare? Accorpare gli istituti! A voi le conclusioni.

Il rapporto tra alunni, insegnanti e genitori è cambiato negli anni, la percezione di questo cambiamento, noto agli insegnanti soprattutto a quelli che possono vantare un’esperienza ultradecennale, non è facilmente comprensibile da chi la scuola non la vive ogni giorno. Da insegnante impegnata anche nella politica e nel sociale ci può dare le coordinate di questo cambiamento?

Oltre a quanto già esposto occorre aggiungere l’aumento delle separazioni e la velocizzazione dei divorzi con abbreviazione del tempo intercorrente tra le prime ed i secondi. I primi anni di convivenza o di matrimonio, spesso con la presenza di figli, è davvero difficoltoso in Italia! Il ricorso, spesso , ai nonni, per ammortizzare le spese e non far correre il rischio alla donna di perdere il posto di lavoro, comporta spesso uno squilibrio interno al nuovo nucleo familiare, cosicché i nonni, spesso inconsapevolmente e mossi da buoni propositi, si insinuano anche nelle dinamiche educative dei nipoti, così assistiamo a dei nonni che continuano ad esercitare il ruolo di genitori, sia nei confronti dei figli che dei nipoti; a dei genitori che continuano a godere di relativa responsabilità genitoriale, delegando (anch’essi inconsapevolmente) ai rispettivi genitori, alla scuola e, a volte, ad amici. E i figli? A quali modelli dovranno ispirarsi? In tutto ciò ricordo che anche la stragrande maggioranza degli insegnanti è padre o madre. A volte la soluzione a certi fenomeni è anche indiretta, richiedendo interventi su vari fronti.

On. Drago, l’aggressività spesso è il sintomo di disagio e di sentirsi inadeguati , stiamo parlando degli studenti, oggi gli adolescenti super protetti o trascurati dalle famiglie tradizionali o allargate sono fragili, come fossero di vetro incapaci di affrontare il disagio, l’insuccesso, la frustrazione. Non sono rari i casi di depressione e anche gesti estremi, c’è un allarme suicidi tra gli adolescenti italiani. Cosa può fare le Scuola e da sola è in grado di affrontare il disagio giovanile?

Occorrerebbe un’analisi attenta alla scuola pre-Covid e post-Covid. Gli anni di chiusura hanno indotto al ricorso al web in maniera ossessivo-compulsiva e anche la Scuola, con il ricorso alla DAD, ha favorito ciò. Anzi, più che la Scuola chi della scuola si è servito. Ancora oggi vengono utilizzate piattaforme facilmente “bucabili”. Ricordo che passò più di un odg in Senato sulla necessità di utilizzare piattaforme didattiche adeguate all’ordine e grado di riferimento ed i cui dati rimanessero in gestione del Ministero dell’Istruzione. Ovviamente tutto si è ridoto a semplice proclamazione di intenti. Registriamo un aumento degli adescamenti sul web di preadolescenti e adolescenti; un aumento del fenomeno degli Hikikomori; un aumento di diagnosi di disforia di genere; un aumento di soggetti che ricorrono alla neuropsichiatria infantile; un aumento di fenomeni di autolesionismo, attacchi di panico e ricorso al consumo di “sostanze alternative”.
La Scuola potrebbe farsi da veicolo, prima dell’inizio delle attività didattiche, ad esempio, un momento formativo alla genitorialità, in cui puntare l’attenzione al ruolo che all’interno della coppia ognuno dovrà assolvere, al rapporto genitori-figli e all’alleanza che dovrà instaurarsi tra le varie figure coinvolte, docenti compresi. A seguire, quindi solo dopo, la Scuola sottoporrà ai genitori ed alunni la sottoscrizione di un Patto “educativo” di corresponsabilità, non semplicemente “sanzionatorio” o velatamente normativo. Cioè occorre evidenziare come vivere nella collaborazione, nell’assenza di giudizio, nel rispetto reciproco, nella ricerca della modalità di apprendimento più consona, convenga! Ma la Scuola dev’essere a sua volta aiutata dallo Stato: occorrerà lavorare sulla modalità di reclutamento dei docenti; sulla loro formazione che non dev’essere direttamente proporzionale all’acquisto di un titolo… Conosco docenti che amano il servizio da loro svolto ed i ragazzi lo percepiscono, anzi accettano anche i richiami severi, quando vengono fatti avendo a cuore la loro sorte. Conosco anche docenti attenti alle frazioni di secondo in più di impegno messo durante l’attività scolastica e che parlano dei loro alunni utilizzando appellativi vari, non sempre rosei. Occorre più serietà. L’anno di prova non è un optional. Abbiamo docenti altamente preparati, anche sul piano empatico, ed è a loro che dobbiamo guardare. Comunque, possiamo trovare tutte le argomentazioni possibili che ci aiutino a comprendere il fenomeno dilagante delle aggressioni al personale docente ed ATA, ma nulla può mai giustificare la violenza!

On Drago, torniamo alla violenza diffusa nelle scuole. Fino a questo momento non si è fatto nulla tranne le numerose dichiarazioni del Ministro Valditara e la possibilità ora dei docenti di essere difesi dall’Avvocatura dello Stato come richiesto da Scuola Bene Comune ai partiti in campagna elettorale nell’agosto 2022. Secondo lei quali provvedimenti hic et nunc dovrebbero essere presi dall’esecutivo per porre un argine a questi episodi?

Primo tra tutti, occorrerà applicare la norma esistente, ipotizzando di emettere una misura cautelare a carico dell’autore della violenza per l’elevato allarme sociale che ingenera, procedendo d’ufficio. Considererei questa tipologia di atti violenti alla stregua di quella per il personale sanitario, su cui si sta già lavorando, con applicazione di identici provvedimenti, in primis inasprimento delle pene: anche i docenti ed i dirigenti sono “pubblici ufficiali” e come tali l’aggressione al singolo corrisponde ad atti violenti ai danni dell’intera categoria, nonché della PA. Con Circolare Ministeriale consiglierei vivamente di evitare punizioni che si riducano ad un appesantimento del carico didattico, in quanto non avrebbe alcuna valenza educativa, se non un ulteriore inasprimento degli animi, con un aggravio della carica d’odio nei confronti del sistema d’istruzione, tutto.
Bene indurre i ragazzi ad attività di servizio nel sociale, ma non basta: valutando caso per caso, occorrerà che il nucleo familiare segua un percorso riabilitativo di tipo sistemico; sarà necessario, alla fine del percorso, che l’alunno, il genitore o il docente formalizzino per iscritto le proprie scuse nei confronti di coloro a cui hanno scaricato la propria incapacità relazionale. Scrivere aiuta ad elaborare e a fissare certi principi e consapevolezze: ha una funzione terapeutica. Farei in modo che l’Educazione Civica diventi classe di concorso a sé per ogni ordine e grado dell’istruzione scolastica, pertanto occorrerà che vi sia un docente dedito a tale insegnamento, che si faccia carico di eventuali percorsi interdisciplinari, questi ultimi non obbligatori, ma fortemente consigliati, ad esempio, per la realizzazione di un “compito di realtà”.
Proporrei una mappatura nazionale, per almeno due anni, della popolazione scolastica e universitaria, al fine di rilevare eventuali Disturbi (che chiamerei “stili”) specifici dell’apprendimento, per poi, a regime, sottoporli ai bambini dall’ultimo anno di Scuola dell’Infanzia fino al secondo o terzo anno della Scuola Primaria. Vi chiederete che senso abbia tutto ciò. Quando nella scorsa legislatura con alcuni colleghi della Commissione bicamerale infanzia e adolescenza facemmo visita all’IPM di Nisida, il direttore ci raccontò che a distanza di 10 anni sottopose due gruppi di ragazzi ad indagini sull’incidenza di eventuali problematiche di apprendimento e risultò, per entrambi i casi una percentuale del 70%!!!
Questo cosa potrebbe significare, che tutti i ragazzi con Dsa sono violenti o delinquono? No di certo! Ma che la Scuola italiana, per lo più mnemonica che logica, non attrae tali ragazzi dotati di QI nella norma o superiore alla norma, alimentando così disattenzione, demotivazione, quindi distrazione e tendenza anche alla dispersione scolastica. Se poi si aggiunge, per alcuni di loro, il vissuto in una famiglia assente sul piano affettivo-relazionale o educativo, il dado è tratto! Assistiamo ad un proliferare di corsi formazioni sui Dsa, ma molti vengono svolti in maniera assolutamente discutibile, riducendosi a semplici fogli di carta.
I 24 CFU devono trasformarsi in materie di cui sostenere gli esami, durante il percorso di studi universitari, qualunque essi siano. Tutti, sia che si segua percorsi umanistici, scientifici, matematici, tecnici, devono avere le basi di conoscenza di Psicologia dell’età evolutiva e di Pedagogia generale. Il nostro Paese non è un Paese attento e a misura di bambino, di adolescente, di giovane.
Inoltre, la valorizzazione economica dell’attività d’insegnamento, quindi del docente, aiuterebbe, nell’immaginario collettivo, a far riacquistare dignità professionale ad una categoria vituperata. Sarebbe un segnale concreto, reale di attenzione nei loro, nei nostri confronti. Vi siete mai chiesti come mai la Commissione infanzia ed adolescenza, in Parlamento, sia bicamerale? Non si riduce ad altro che a un “gruppo di studio”, importante…certamente, ma che corre il rischio di ridursi ad uno specchietto per le allodole. Non ha, pertanto, funzioni legislative… A mio avviso, urge, quindi, trasformarla in Commissione permanente, accorpandola, magari, alla Commissione cultura e istruzione. Occorre rafforzare e potenziare anche normativamente la tutela sui minori. Pensiamo, ad esempio, alla semplificazione delle adozioni. Abbiamo liste copiose di coppie che attendono di adottare un bimbo o una bimba: anche questi frequentano le nostre scuole. Tornando alla domanda, penserei anche a proporre la presenza, in ingresso ed in uscita dalle scuole, di un uomo o una donna delle Forze dell’Ordine. I ragazzi devono imparare a vederli come loro amici, protettori, figure presenti e pronte ad aiutarli. Credo che la sola loro presenza possa tranquillizzare un po’ tutti. Non parlo di uno “stato di polizia”, ma del tentativo di ridare dignità ad ogni ruolo sociale, ad ogni figura professionale, al nostro tesoro che va custodito gelosamente: le nuove generazioni.

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