Intervistiamo la RSU Flc Cgil del Liceo Classico “Plinio Seniore”di Castellammare di Stabia, prof.ssa Valeria Longobardi, in merito all’aggressione, da parte di una madre, subita giovedì scorso dalla prof.ssa Lucia Celotto: episodio avvenuto in classe durante l’ora di lezione, sotto gli occhi increduli dei suoi allievi del primo anno.

Prof.ssa Longobardi, con la ripresa della scuola in presenza aumentano sempre più i casi di aggressioni verbali e fisiche da parte di alunni e genitori nei confronti degli insegnanti: come spiega questo fenomeno e cosa di concreto si potrebbe fare nelle scuole per arginarlo?

“La scuola è un laboratorio sociale, la cartina di tornasole della società: non dovremmo ignorare gli allarmi che lancia. E quanto accaduto al Plinio e in altre scuole italiane ci sta gridando che non possiamo andare avanti con le idee di scuola-azienda, leadership, presidi-sceriffi chiamati a comandare più che a dirigere, a comandare più che a condividere; non è pensabile applicare alla scuola le categorie aziendalistiche della managerialità o l’odioso termine di “capitale umano”… Il principio della partecipazione collaborativa, ispiratore delle riforme democratiche degli anni ‘70, è stato soppiantato già dagli anni ‘90 da una concezione della scuola quale ente erogatore di servizi volti alla soddisfazione del cliente, accentuando l’attitudine “giudicante” delle famiglie, che delegano l’educazione dei figli agli insegnanti, rinunciano ad essere coprotagonisti dei processi educativi e interpretano il rapporto con l’istituzione scolastica nella logica della domanda-offerta. La scuola non è più riconosciuta come istituzione fondante della più ampia comunità democratica, ma come risposta ai propri interessi soggettivi, da esigere con qualunque strumento, tra i quali, in casi estremi ma non infrequenti, ricorsi, minacce e violenze. La stessa comunità scolastica, poi, è sempre più spesso lacerata tra le sue componenti: dirigenti contro docenti, famiglie alleate con i dirigenti contro i docenti (o viceversa). Troppa confusione e troppa conflittualità nelle scuole, un danno per i ragazzi, soprattutto, che questa conflittualità la percepiscono e spesso la sfruttano a proprio vantaggio, come quando due genitori non vanno d’accordo.
Insegno lettere classiche e non posso non citare Cicerone che, in tempi di guerra civile e di liste di proscrizione, invitava alla “concordia ordinum”. Anche oggi ritengo che questa sia la risposta più incisiva alla domanda che lei mi pone. Lo vogliamo chiamare patto di stabilità sociale o in altro modo, resta la necessità di ricucire le lacerazioni che la pandemia ha solo accentuato e i cui effetti ha velocizzato.
La violenza registrata negli ultimi tempi, fuori e dentro le scuole, è un allarme che deve farci sobbalzare non solo nell’immediato, ma abbastanza a lungo da riaprire un serio dibattito nel mondo della scuola circa l’identità che dobbiamo ritrovare dopo la pandemia; un dibattito che riporti l’attenzione sul ruolo pedagogico della scuola e delle sue figure professionali, che dopo le ultime riforme hanno visto un irrigidimento iperburocratico di funzioni e mansioni.
Non basta solo pubblicare i voti sul registro elettronico, attività necessaria, per carità, ma che spesso allontana le famiglie e le abitua a pensare che quello è l’unico argomento a cui dare importanza; noi docenti, che spesso siamo pressati dai nostri dirigenti ad effettuare almeno 3 verifiche orali ed altrettante scritte, trasmettiamo ai nostri alunni lo stress che a nostra volta subiamo, stress che si aggiunge a stress, che amplifica le ansie e crea il mito della performance. Questo è il mio ventiseiesimo anno di insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado e non ho mai trovato prima d’ora tante fragilità e tanto disorientamento nei miei giovani alunni. Sono anche madre di tre adolescenti che mi ripetono spesso di aver perso un anno e mezzo della loro vita a causa del Covid. Questi ragazzi si portano dentro paure, ansie e rabbia, tanta rabbia, la consapevolezza di essere “the last generation”, e il guaio più grosso è che non hanno nessuno con cui parlare. I loro genitori sono spesso più stressati di loro: troppo lavoro o niente lavoro, famiglie provate nei loro equilibri economici e relazionali. Noi docenti, professionisti della relazione, mai come in questo momento storico dovremmo parlare coi nostri alunni, spiegare loro quello che hanno, che abbiamo vissuto, offrire loro chiavi di lettura della realtà e del futuro, accogliere le loro incertezze, confortarli. Noi docenti, che siamo anche esperti della comunicazione, dovremmo incontrare più spesso i genitori, soprattutto quelli difficili, chiarire loro il nostro progetto educativo, le metodologie che mettiamo in campo, illustrare i nostri parametri di valutazione e stringere alleanze con quelli che non sono una controparte, ma un complemento indispensabile alla nostra valutazione globale dell’alunno. “Alunni”: mi piace ancora definire così i miei studenti perché credo fortemente nel compito magistrale di “alimentare” le menti e le coscienze. In questo compito meraviglioso non possiamo essere soli, ma dobbiamo condividere scelte con la famiglia. E forse così riusciremo a salvare il salvabile”.

Cosa è successo giovedì scorso alla sua collega Lucia Celotto, come è stato possibile che la madre di una alunna, eludendo ogni sorveglianza, entrasse in una classe del Liceo e, sotto gli occhi della scolaresca schiaffeggiasse un’insegnante? Come possono sentirsi tutelati gli insegnanti e gli alunni durante lo svolgimento delle ore di lezione?

“È successa una cosa davvero brutta che non dovrebbe mai capitare in un luogo di accoglienza come la scuola. Io non sono stata testimone oculare dell’aggressione alla collega, non essendo in servizio nella sede succursale; dovrei pertanto limitarmi a riferire le due diverse versioni dei fatti e preferisco che siano le autorità competenti a stabilire quale ne sia stata la dinamica. Sicuramente devo denunciare un problema logistico e la canonica carenza di personale da sempre lamentata da dirigenti, associazioni sindacali e lavoratori: la sede di via Virgilio è articolata in due blocchi di due piani ciascuno, due uscite, una palestra ed una bouvette, una suddivisione degli spazi che richiederebbe più delle otto unità assegnate, le quali, tra l’incarico di portineria, i beneficiari di Legge104 e le immancabili malattie, sono sempre ridotte al minimo. Inoltre, la sala docenti è ubicata in un’ala dell’edificio lontana dall’ingresso, cosa che costringe i genitori a passare all’interno dell’istituto davanti alle aule per andare a parlare con i docenti, con commistione di adulti e ragazzi. Forse per questo la presenza di quattro adulti estranei non è stata percepita subito come pericolosa.
Ma quello che credo sia più di tutto alla base della violenza di giovedì, proprio come scrivevo prima, è stato un corto circuito nella comunicazione tra la scuola e quella famiglia, una scuola che non è stata in grado di spiegare alla ragazza e a quei genitori il valore di un’insufficienza, e una famiglia che non ha riconosciuto la professionalità di una docente; una scuola che non ha capito che è meglio mediare anziché contrapporre e una madre che, invece di preoccuparsi della figlia, ha pensato di aggredire un’insegnante davanti ai suoi alunni. E mi chiedo: com’è possibile che quella donna, che già in passato aveva picchiato la maestra della figlia, non abbia compreso la gravità della sua azione e l’abbia addirittura ripetuta? Perché a suo tempo la scuola non è intervenuta per recuperare ed educare quella donna? Sarà possibile farlo adesso? Ho grande stima ed affetto per la collega Lucia Celotto, a cui ho immediatamente manifestato la mia solidarietà e che ormai ha giustamente i riflettori dei media puntati su di sé, ma secondo me la vera vittima di tutta questa situazione è e sarà la figlia di questa donna: è lei che ha perso la fiducia, o non l’ha mai avuta, nei suoi insegnanti, è lei che perderà i suoi compagni e, viste le circostanze, sarà costretta a lasciare il Plinio (so che è già stato chiesto il nulla osta), è lei che rischia di interiorizzare un modello valoriale sbagliato. A quella ragazza, più di tutti gli altri, dovrebbe andare d’ora in poi l’attenzione della scuola”.

Nei casi di aggressione è sempre importante che l’insegnante aggredito non si senta solo e che l’aggressore sia denunciato all’autorità giudiziaria: come ha reagito il personale insegnante e l’intera comunità educante del Plino Seniore, rispetto all’aggressione subita dalla Prof.ssa Celotto?

“La collega dichiara di essere stata lasciata sola dal personale scolastico, che era intento ad assistere la ragazza o a calmare gli animi dei suoi familiari. Addirittura dichiara di essere dovuta andare da sola in ospedale e di non aver ricevuto neanche una telefonata della Dirigente. Se così fosse, sarebbe davvero grave ma, come ho già scritto, ci sarà chi validerà o smentirà queste dichiarazioni. Di certo so che ancora non c’è stato un documento ufficiale pubblicato sul sito della scuola: in qualità di RSU della Flc-Cgil ho subito invitato la dirigente e le due colleghe RSU della Cisl e della Uil a produrre un documento in cui, a titolo personale ed a nome della comunità scolastica del Plinio Seniore, manifestassimo piena solidarietà alla collega Lucia Celotto e prendessimo le distanze da quell’episodio di violenza. A tutt’oggi però non è stato ancora convocato il collegio dei docenti e questa mattina ho presentato richiesta per convocare almeno un’assemblea urgente e congiunta dei lavoratori: attendo la risposta della Dirigente e delle colleghe RSU. Per il resto, so con certezza che la prof.ssa Celotto ha ricevuto messaggi di stima e di affetto da parte di colleghi, alunni ed ex alunni, genitori, e che anche il Ministro Valditara e il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Ettore Acerra le hanno scritto parole di conforto. I rappresentanti degli studenti inoltre hanno esposto due striscioni fuori alle sedi del nostro liceo, per dissociarsi dalla violenza; per non parlare poi del fatto che tutte le testate giornalistiche e televisive, finanche alcuni deputati, si stanno occupando del caso e le hanno offerto tutele legali. Credo dunque che possa bastare a non farla sentire più sola”.

Avete previsto una manifestazione per coinvolgere alunni, genitori, lavoratrici e lavoratori del Liceo e anche delle altre scuole di Castellammare, nonché la società civile stabiese, per denunciare questi episodi di violenza che nelle scuole sono sempre più all’ordine del giorno, anche perché aggredire un insegnante, vandalizzare una scuola, sono azioni violente non solo contro persone e cose ma anche contro lo Stato.

“Come le dicevo, stiamo aspettando la convocazione degli organi collegiali per concertare un documento ufficiale e per organizzare una manifestazione. Dopo il clamore che ha suscitato la vicenda credo sia il minimo, per dare una risposta forte da parte della società civile e in particolare da parte della scuola stabiese, che da anni sta reggendo alla deriva camorristica e delinquenziale del nostro territorio perché conta professionalità davvero valide a tutti i livelli, e proprio nel periodo della pandemia ha dato prova di grande tenuta e valore. Alla fine di questa intervista mi preme ricordare i meriti della scuola stabiese e del Plinio in particolare, che da cent’anni è (e continuerà) ad essere fucina di giovani talenti”.

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2 pensiero su “Intervista esclusiva alla prof.ssa Valeria Longobardi RSU Flc Cgil del Liceo Classico Plinio Seniore di Castellammare di Stabia dove una docente è stata aggredita dalla madre di un’alunna”
  1. HO LETTO LA RELAZIONE DELLA PRESIDE DEL ” Seniore” ed in parte posso condividerla. Un discorso colmo di sfumature e distinguo.
    Ma oggi bisogna fissare alcuni punti fermi, per sfuggire alla CONFUSIONE MENTALE che imperversa.
    1) E’ stato distrutto il modello di istruzione e formazione MERITOCRATICO E SELETTIVO, giusto e indispensabile, ereditato da GIOVANNI GENTILE. Campagna politica della SINISTRA, CON AVALLO CATTOLICO E DEMOCRISTIANO, per procedere verso la SCUOLA attuale, CENTRO DI ACCOGLIENZA E LABORATORIO…alias un asilo od un oratorio estivo destinato ad includere ” pargoletti” fino ai 19 – 20 anni di eta’. Infantilizzati e deresponsabilizzati.
    2) VIENE SCONFESSATO AMPIAMENTE IL TRADIZIONALE RUOLO DEGLI INSEGNANTI, al punto che i ” CLIENTI UTENTI” si sentono autorizzati a qualsiasi condotta oppositiva, perfino DELINQUENZIALE. Questo poi nel contesto illegale e criminale dove balordi e teppisti SPADRONEGGIANO DENTRO E FUORI GLI ISTITUTI. Campania docet. Ma non solo Campania…
    3) LA ORMAI ex scuola deve decidere cosa ci stia a fare. UFFICIO DI COLLOCAMENTO DEI LAUREATI SPECIE MERIDIONALI, STIPENDIFICIO, PARCHEGGIO GIOVANILE E BABY SITTERAGGIO SOCIALE ?
    Di fatto, lo psico pedagogismo inclusivo e americaneggiante delle ” classi capovolte” e della ” play education” RINFORZA TALI ASPETTI DETERIORI. Al contrario, bisogna far ritrovare LA NATURA ETICA ED INTELLETTIVA sia dell’ insegnare, sia dello studiare e frequentare LEZIONI VERE E PROPRIE, NON risciacquatura di piatti affidata a tuttologi, piacioni che manipolano i ragazzi e applicano i PACCHETTI FORMATIVI PRECONFEZIONATI DALLE LOBBY PEDAGOGICHE…” politicamente corrette” !!

  2. Mi permetto di essere perplesso di fronte all’opinione alla quale sto replicando. Da professore universitario, ora in pensione, il metodo didattico del reverse learning mi ha dato molta soddisfazione nel formale studenti e studentesse preparati sui profili tecnici, ma altresì inquieti, critici: questo è sempre stato il mio obiettivo.
    Scuola e università (che non devono mai essere disattente alla concretezza e al merito effettivo, non truccato, né travestimento del privilegio) devono però innanzitutto, soprattutto la prima (a diciotto / venti anni i giochi sono fatti) formare personalità educate alla complessità del reale, a un’apertura al mondo reale tuttavia non privo di orizzonti alti. Il merito è un valore il cui premio è previsto dalla nostra Costituzione, ma attenzione a insistere troppo sulla competitività e su un modello in cui bisogna essere per forza i migliori per affermarsi: non considera chi mi sta leggendo gli ormai troppo frequenti suicidi di chi non regge a tale pressione, dice bugie a casa sulla proprio carriera formativa e quindi, incapace di sostenere il peso, quando gli inganni fatalmente si svelano si risolvono al peggio? Est modus in rebus. Buona Pasqua, ma attenzione a essere più equilibrati nei giudizi

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