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Sequestro telefonino a scuola. La riflessione su una recente vicenda. Azione da evitare sempre senza se e senza ma. Suggerimenti per i campiscuola
Sequestro smartphone a scuola.                                                                                                                                          Nessun documento lo prevede. La Direttiva Fioroni (2007) e la recente circolare-fotocopia del Ministro G. Valditara non ne fanno cenno. Parlano di “divieti”, di “generiche sanzioni”. Per quest’ultime il riferimento è sostanzialmente il Regolamento d’istituto.
Il motivo è semplice. Giuridicamente la scuola non può sequestrare un bene privato. Il divieto sussiste anche se si richiede di spegnerlo, assicurando l’alunno di non violare la sua privacy.
Il profilo giuridico della scuola non è equiparato a quello dell’autorità giudiziaria. Nell’ambito scolastico chi sequestra uno smartphone o altro bene privato, può essere citato in giudizio e rispondere ai sensi dell’art. 646 del Codice penale (appropriazione indebita). Questo è una fonte di rango superiore, quindi rifarsi al Regolamento D’istituto (rango inferiore) è inutile pericoloso (gerarchia delle fonti)
Fatta quest’ampia premessa, presentiamo sinteticamente. Si legge su Fanpage.it:
Un alunno di 11 anni, lascia il telefonino accesso in classe, in una scuola della Vallagarina, in Trentino. Il prof, durante l’ora di religione, glielo sequestra dopo averlo sentito squillare. La restituzione avviene solo alcuni giorni dopo, scatenando la rabbia del padre che ha deciso di affidarsi a uno studio legale per procedere nei confronti del docente e della dirigente, in qualità di rappresentante della scuola media“

La criticità del camposcuola. Un possibile suggerimento
Stiamo entrando nel periodo caldo dei campiscuola (scuola primaria-e secondaria di primo grado). Cosa fare per evitare di trovarsi a gestire situazioni spiacevoli, quali la presenza e il molto probabile uso illecito degli smartphone, come riprese video di compagni e possibili condivisioni nella Rete?
Il tentativo di soluzione agisce a monte, quindi non durante lo svolgimento del camposcuola, ma la fase precedente la partenza. E questo sicuramente rappresenta un grande vantaggio, se rispettato dai genitori. Occorre tener presente, però il tasso d’ansia di questi ultimi che li spinge a controllare a distanza il proprio figlio. E questo potrebbe indebolire l’efficacia della seguente soluzione.
In concreto, è necessario organizzare un incontro con tutti i genitori. Informarli sulla normativa vigente e i conseguenti rischi penali e civili ai quali vanno incontro sull’uso illecito di un dispositivo fornito di Sim, da parte dei bambini e ragazzi. Pertanto, In caso di denuncia, se il ragazzo è minore di quattordici anni, essi saranno chiamati a rispondere davanti al giudice. Questi “avvisi”, rappresentano un esempio di come la paura possa convincere i genitori. potenziali trasgressori, a desistere dall’intento di ignorare la direttiva scolastica.
Il ripensamento riduce molto i rischi anche per i docenti, i quali non possono ignorare la presenza degli smartphone. I problemi, purtroppo non risiedono nella denuncia, bensì ruotano intorno alle domande: cosa fare? Come comportarsi?

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