Altri 36 ricoveri per aver inalato in classe gas tossico si sono registrati ieri in una scuola superiore di Teheran. Da novembre scorso sono circa 650 le vittime, tutte adolescenti e bambine. Secondo un docente del seminario di Qom, uno dei maggiori centri di educazione sciita, potrebbe trattarsi di un piano diabolico per chiudere gli istituti femminili in Iran, ad opera di estremisti religiosi contrari all’istruzione femminile: come a dire sterminiamo le donne istruite come fu per gli ebrei, e che siano le loro stesse aule le nuove camere a gas. E’ orribile ma il parallelo viene spontaneo. In alternativa si ipotizza una vendetta indirizzata a chi ha osato manifestare contro il velo in seguito alla morte della ventitreenne Mahsa Amini, morta in circostanze sospette riconducibili con tutta probabilità ad un pestaggio avvenuto presso una stazione di polizia iraniana, che l’aveva arrestata perché indossava l’hijab un po’ lento. La barbarie contro i diritti delle donne continua in Iran e dovrebbe essere di monito a tutte le studentesse del mondo civile, che perdono talvolta la percezione di quanto l’istruzione sia indispensabile strumento di libertà e quanto faccia paura alle dittature. La vera libertà passa per la conoscenza, vale per tutti e per le donne vale di più. Siamo solidali con le attiviste iraniane e le famiglie delle giovanissime che in queste ore combattono fra la vita e la morte per un sogno di conquista dei più elementari diritti umani e civili.

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