La scuola della Repubblica. È al bivio. Occorre riportare la nostra Carta nelle aule. Diversamente il suo destino è diventare una dependance del mercato.

La scuola della Repubblica, il rischio di lasciarla alle spalle

La scuola della Repubblica. Se ne parla sempre meno. Tra competenze, test Invalsi e modalità organizzative attente ai criteri dell’ottimizzazione e dell’efficienza (classi pollaio, riduzione del personale scolastico…), l’istituzione scolastica sta divenendo altro rispetto alla Costituzione.
Il profilo che si sta affermando è sempre più simile a quello di una dépendance del mercato e della pubblicità. In altri termini, la scuola è chiamata a formare manodopera e consumatori. Questi ultimi sempre più meno autonomi nella propria progettualità (il futuro è scomparso), ma sempre più dipendenti dal flusso della pubblicità che se efficace conduce a obiettivi scelti dal mercato. Il risultato di quest’ultimo profilo è la riduzione dell’uomo a un fascio di sensazioni (D. Hume), declinato oggi con l’efficace titolo di un lavoro di G. Lipovetsky, Piacere e colpire (2017). In entrambi i casi siamo di fronte a un soggetto-oggetto, configurato all’occasione dal mondo della produzione, dimenticando il suo esser-ci (M. Heidegger) aperto alla possibilità di scegliere autonomamente il proprio destino.

La formazione dell’uomo e del cittadino

Questo scivolamento conduce la scuola fuori dalla Costituzione che ipotizzava la formazione dell’uomo e del cittadino. Punto. Nient’altro. L’obiettivo proposto dalla nostra Carta porta a un soggetto in movimento, libero, proteso al futuro in una continua progettazione. Profilo opposto a quello proposto da mondo della produzione che ci vuole fermi (esiste solo il presente) e apparentemente liberi.
L’avversione al dettato costituzionale si comprende benissimo, in quanto l’intreccio di uomo/cittadino conduce alla capacità di leggere (= riflettere e interpretare), grazie alla continua interazione con gli altri la complessità della realtà. Senza lasciare indietro la crescita emotiva dei ragazzi che in un mondo che ha fatto della velocità, della fretta e della prestazione è considerata fuori-luogo. Ecco spiegati i tanti fenomeni del bullismo offline e del cyberbullismo.

 

La parola a U. Galimberti

A tal proposito ha dichiarato U. Galimberti. ” Viviamo nella società dell’efficienza. Se non sei produttivo non esisti… Le scuole, dalla prima elementare ai 18 anni, devono formare l’uomo, non trasmettere competenze. Le materie umanistiche, attraverso la letteratura, insegnano una cosa molto importante: i sentimenti. Questi non li abbiamo per natura, li abbiamo per cultura. È con la letteratura che si impara cosa sono il dolore o l’amore. Se aboliamo la formazione dell’uomo, salta la sua capacità di discernere tra i fattori emotivi e i fattori sentimentali.I giovani non hanno più la risonanza emotiva dei loro comportamenti: non distinguono più tra il parlar male di un professore e il prenderlo a calci, o tra il corteggiare una ragazza e lo stuprarla…

 

https://maestroscialpi.altervista.org/

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