30 gennaio 2023, Lucca
Palazzo Santini, sede del Consiglio comunale

Buonasera a tutti i presenti; ringrazio il sindaco, dott. Mario Pardini, il presidente del Consiglio comunale, Enrico Torrini, l’amministrazione comunale di Lucca e i consiglieri comunali per l’opportunità offertami di essere qui questa sera per riflettere insieme sul significato della Giornata della memoria, del Giorno del ricordo e sul valore inestimabile della dignità della persona e dei diritti umani.
Ogni anno, il 27 gennaio, sono tante le iniziative che proponiamo nelle scuole italiane finalizzate a ricordare la Giornata della Memoria. In tale data, vengono commemorate le vittime della Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebraico da parte dei nazisti, ma si ricordano anche i rom, i sinti, i prigionieri di guerra, gli oppositori politici, gli omosessuali, i testimoni di Geova e altri nemici della pulizia etnica.
La giornata commemorativa è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 1° novembre 2005, con la Risoluzione 60/7, e ricorda lo storico momento in cui vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz rivelando al mondo, per la prima volta, l’orrore del genocidio. In Italia già nel 2000, cinque anni prima della Risoluzione ONU, la legge n. 211 del 20 luglio istituì il 27 gennaio Il Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah, ma anche le leggi razziali e la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, nonché tutti gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte. La Giornata della Memoria ci insegna ogni anno, attraverso quella che è certamente la pagina più orribile della storia del genere umano, come anche nella vita quotidiana sia importante intervenire in tempo e non girare lo sguardo dall’altra parte, quando un uomo o un popolo vengono offesi e discriminati.
Hannah Arendt sosteneva nel suo celebre saggio “La banalità del male” che la qualità più spiccatamente umana è la capacità di riflettere: saper pensare. Pensare significa in primo luogo non tanto conoscere o accumulare nozioni, ma distinguere il bene dal male; la bellezza dalle brutture e storture del mondo. L’attitudine a non riflettere ingenera mostri e prelude alla normalizzazione di quello che non lo è per nulla. Pensare significa assumersi responsabilità rispetto a sé stessi e rispetto al proprio ruolo nel momento storico che si vive e all’interno della comunità che ci ospita. Nessuno merita indifferenza; nessuna morte può essere legittimata o giustificata perché derubricata o catalogata come secondaria.
Nessuna forma di religione, tranne gli integralismi più feroci, ammettono l’assassinio, che, invece, viene condannato come atto intollerabile agli occhi di Dio. Gli Stati laici riconoscono l’importanza dei diritti civili; eppure genocidi pianificati e violenze disumane su migliaia / milioni di esseri umani continuano a reiterarsi.
Ecco, la memoria della Shoah ci spinge certamente a interrogarci non solo sulle responsabilità di chi ha compiuto quelle atrocità, ma anche su quelle di chi con il silenzio complice le ha, in qualche modo, favorite perché è rimasto indifferente, perché non ha voluto vedere, perché toccava agli altri. Fu infatti questo clima di indifferenza collettiva verso le disumanità perpetrate gradualmente in quegli anni che, nel cuore dell’Europa, trascinò l’umanità nel più profondo baratro di atrocità e povertà materiale e spirituale, strappando la vita a 6 / 8 milioni di ebrei, a un numero non precisato di non desiderati e trascinando negli inferi il diritto, la scienza, la cultura. Ebbene, in tale occasione, sarebbe opportuno ricordare anche tutte le stragi dei principali genocidi della storia, autentiche officine di morte e di morti, perseguiti con accadimento metodico “e in quantità industriale”: genocidio armeno; genocidio rom; indiani del Nord e Sud America; genocidio del Ruanda; genocidio dei Catari; genocidio ucraino; genocidio greco; Pol Pot in Cambogia; genocidio in Congo, le foibe e tante altre mattanze di cui non parla mai nessuno, ma che hanno come comune denominatore indifferenza / pretesa superiorità / avidità.
Il CNDDU, come sempre, durante le giornate commemorative che spingono a profonde riflessioni sui Diritti Umani negati, violati, dimenticati, rivolge un accorato appello alle istituzioni affinché ogni giorno si facciano portatori di tutti i più nobili valori umani e favoriscano progetti e iniziative finalizzate al dialogo, alla solidarietà e alla pace, baluardi indispensabili contro ogni forma di violenza. Negli ultimi anni, tra le tante azioni promosse dal nostro Coordinamento, vorrei ricordare il progetto “La farfalla gialla di Terezìn” collegato a un disegno di una bambina ebrea che, insieme ad altri 15 mila piccoli, visse nel campo di concentramento di Theresienstadt (Terezìn), in Cecoslovacchia e che aveva disegnato una farfalla gialla che vola sopra i fili spinati. Abbiamo invitato gli studenti a riprodurre tale immagine con sulle ali impresso il numero di matricola dei prigionieri.
Aprendo una parentesi sui bambini voglio ricordare che nel luglio del 1933 il regime nazista ha promulgato la legge per la sterilizzazione forzata di disabili psichici e fisici: è stato il primo atto del programma eugenetico che porterà all’uccisione di decine di migliaia di uomini, donne e bambini – si stima che dal 1933 al 1939 tra le 200mila e le 400mila persone hanno subito la sterilizzazione forzata.
Quest’anno, invece, il tema è “Se questa è una donna”: il lager femminile di Ravensbruck.
Ravensbruck era un campo di concentramento a 80 km da Berlino, realizzato nel 1939 per ordine del capo delle SS Heinrich Himmler, in cui vennero perpetrate violenze inenarrabili e “di genere” nei confronti delle prigioniere presenti (circa 10.000 in tre anni). La femminilità derisa, calpestata, umiliata, mutilata, deturpata per sempre nel fisico e nella psiche a Ravensbruck deve diventare un monito per tutto il mondo civile: in Iran è Ravensbruck; in Messico è Ravensbruck quando scompaiono giovani in contesti poco chiari nell’indifferenza generale; in Ucraina è Ravensbruck, negli stupri “legittimati” dal conflitto. Ovunque un essere umano, indifeso, soprattutto di genere femminile, patisca le aberrazioni di menti sadiche è Ravensbruck.
Proprio nella mattinata del 30 gennaio ho tenuto un incontro laboratoriale interattivo presso l’ISI “Pertini” di Lucca, istituto in cui insegno insieme alla dott.ssa Valentina Pagliai, responsabile progetti educativi · Robert F. Kennedy Human Rights Italia, incentrato sul valore del ricordo e della memoria in relazione alla Shoah. L’iniziativa è inserita in un percorso culturale, ormai decennale, caratterizzante l’impostazione formativa dell’istituto, da tempo capofila di molteplici attività afferenti all’Educazione civica, alla cittadinanza responsabile e alla solidarietà, come le Olimpiadi Digitali dei Diritti Umani da noi ideate e promosse.
Inoltre segnalo l’interessante iniziativa della prof.ssa Daniela Provenzano (CNDDU), che, sperimentando diverse modalità espressive / riflessive (videointerviste, produzione grafica e letteraria), ha saputo veicolare in modo innovativo i contenuti storici della drammatica vicenda in oggetto, suscitando l’interesse e il coinvolgimento umano degli studenti della sua classe (ISI Pertini di Lucca). Ricordo con commozione l’iniziativa di qualche anno fa con Vera Michelin Solomon, ex prigioniera Zuchthaus Aichach (Alta Baviera) proprio a Lucca in cui la signora Solomon, oggi purtroppo scomparsa, raccontava agli studenti vivamente commossi le sue drammatiche esperienze.
Nel 2021, invece, la prof.ssa Veronica Radici del CNDDU, ha promosso e realizzato un progetto didattico ideato dal nostro Coordinamento intitolato “Una pietra d’inciampo a scuola” che consisteva nella creazione, a conclusione dell’attività didattica sul tema della Shoah, di una pietra simbolica prodotta con pasta modellabile ecologica, o nella deposizione di una vera pietra sulla quale scrivere Giornata della memoria 2021 e una frase sulla Shoah, fuori ad ogni classe o all’ingresso della scuola o in un qualsiasi posto dell’edificio scolastico per commemorare gli ebrei.
Inoltre la prof.ssa Rosa Manco del CNDDU, presso il Liceo artistico “Passaglia”, ha realizzato nel 2022 il progetto “La farfalla gialla di Terezìn”.
In occasione, invece, del Giorno del ricordo, che viene commemorato il 10 febbraio, istituito con la legge 30 marzo 2004 n. 92, il CNDDU ha proposto svariate iniziative, realizzate anche nelle scuole lucchesi, tra le quali quella di realizzare il progetto “Una lettera a ricordo” finalizzato a far conoscere gli orrori di cui furono vittime tanti nostri connazionali, condannati alle foibe al confine orientale durante la fine della Seconda guerra mondiale. Il progetto consisteva nell’elaborazione di brevi contributi di classe sotto forma di epistola scritte dagli studenti come contributo intergenerazionale di solidarietà a un ipotetico coetaneo protagonista vittima dei fatti dell’epoca.
È giusto approfondire tali tematiche: per esempio il successivo esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda di quell’area ai nostri confini con l’ex Iugoslavia costituiscono una delle pagine più dolorose e misconosciute del nostro passato.
In una lettera testimonianza di Giuseppe Comand, pubblicata dall’Avvenire il 6 gennaio del 2018, ritroviamo tutta la crudezza e la violenza della bestialità umana: “L’odore dei corpi in decomposizione era pestilenziale, l’aria irrespirabile fino a chilometri di distanza. I miei compagni coraggiosi, Vigili del Fuoco di stanza a Pola, buttavano giù cognac prima di calarsi nella foiba: scendevano per centinaia di metri con due corde e una specie di seggiolino, mettevano il cadavere nella cassa e davano quattro colpi di corda, il segnale per dire tiratemi su”.
Furono commesse atrocità inenarrabili e crimini di guerra contro cittadini, bambini, anziani e donne inermi, colpevoli solo di essere italiani, a prescindere da qualsiasi ideologia.
I sopravvissuti diventarono profughi non sempre benvoluti nella loro stessa patria. Il clima non era dei migliori e l’integrazione fu difficile da realizzarsi nei centri urbani individuati per l’accoglienza, in quanto i nuovi arrivati spesso furono discriminati e colpevolizzati per un presunto orientamento politico al quale spesso erano estranei e che comunque non avrebbe dovuto contare in un momento di palese indigenza da parte di tante famiglie in uno stato di profonda difficoltà.
È fondamentale il recupero della memoria storica di avvenimenti così significativi e drammatici per il nostro Paese; informare le giovani generazioni sul proprio passato anche se doloroso, costruisce l’unico viatico per l’acquisizione della consapevolezza dell’importanza di valori universali come la pace, la tolleranza e la giustizia. La civiltà si costruisce attraverso la cultura e la difesa strenua della legalità, di cui noi, come gruppo, siamo promotori anche attraverso tanti progetti scolastici, iniziative, articoli, istanze. Per esempio, di recente, presso l’ISI “Pertini” di Lucca, è intervenuto il giudice Leonardo Guarnotta, Segretario generale della Fondazione “Giovanni Falcone” di Palermo, per incontrare gli studenti di tre scuole in rete Lucca, Crotone e Novara e appassionarli alla difesa della cittadinanza attiva. Se oggi alla cattura del boss Messina Denaro si accolgono con un applauso le forze dell’ordine, è un segno tangibile della mentalità collettiva che sta cambiando, grazie a tante campagne di sensibilizzazione alle quali ci sentiamo di appartenere e di contribuire con convinzione.
Concludendo vorrei ricordare le parole di Papa Francesco, che, nel 2022, a proposito del tema in questione, ha dichiarato: “È necessario ricordare lo sterminio di milioni di ebrei e persone di diverse nazionalità e fedi religiose. Non deve più ripetersi questa indicibile crudeltà. Faccio appello a tutti, specialmente agli educatori e alle famiglie, perché favoriscano nelle nuove generazioni la consapevolezza di questo orrore, di questa pagina nera della storia. Essa non va dimenticata affinché si possa costruire un futuro dove la dignità umana non sia più calpestata”.

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