La vicenda dei vincoli alla mobilità dei docenti sembrava aver trovato soluzione nel Decreto Milleproproghe che all’art 5 comma 12 prevedeva lo slittamento di un anno della norma che impone ai docenti la permanenza nella sede di prima nomina. Tuttavia, nella bozza in entrata del 21 dicembre, questo articolo era seguito dalla dicitura “verifica compatibilità con pnnr”, postilla che ha destato subito allarme con conseguenti richieste di chiarimenti da parte dei tanti docenti vincolati che pensavano trovare una bella sorpresa sotto l’albero di natale. E invece? Dai chiarimenti ottenuti, si evince in piena ufficialità lo stralcio di questa norma con la giustificazione che questa sia stata “cassata” dalla Commissione Europea, ove nel pnnr uno degli obiettivi prefissati sarebbe la continuità didattica.

Facendo voler credere ai più, che un Commissario Europeo si sia alzato dal letto la mattina del 22 Dicembre apostrofando il Governo Italiano per una norma in netto contrasto con gli obiettivi fissati. Chiariamo subito che lo stesso pnnr è composto da 273 pagine, nelle quali non vi è proprio traccia di questa dicitura. Semmai, un rigo alla pagina 188 parla di una “migliore pianificazione del bisogno di insegnanti, consentirà di affrontare un cronico mismatching territoriale”. Quindi, con la solita lungimiranza che ci contraddistingue, anziché approntare dei sistemi incentivanti che possano garantire un ristoro ai docenti fuori sede, anziché pianificare nuove e più snelle procedure concorsuali, anziché prevedere, nelle aree ove più ce n’è bisogno, nuovi percorsi per ottenere la specializzazione al Sostengo, si impedisce ai docenti di chiedere lo spostamento in una sede più vicino casa risolvendo così il problema, in realtà lo si rimanda di tre anni. Qualcuno pensa che una soluzione possa essere trovata nel ccni in fase prossimo rinnovo. In quale modo non si sa, visto che le Fonti del Diritto parlano chiaro e nella loro gerarchia le leggi ordinarie sono sempre superiori ai Contratti. Una soluzione che ci sentiamo umilmente di suggerire è quella della “deroga in melius”, strada sempre percorribile in questi casi, laddove nel caso del pubblico impiego, tale deroga non avrebbe ulteriori oneri per la fiscalità generale. Insomma, le soluzioni ci sono, bisogna capire se vi sia la volontà, e soprattutto la capacità della classe politica di mantenere gli impegni presi con gli elettori.

Alessia Busiello

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