Bianca Chiesa, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti: “Faccio un appello generale tanto alle forze politiche quanto al mondo degli adulti, ovvero di ascoltare le esigenze e le necessità delle studentesse e degli studenti”

Bianca Chiesa, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti: “Faccio un appello generale tanto alle forze politiche quanto al mondo degli adulti, ovvero di ascoltare le esigenze e le necessità delle studentesse e degli studenti”

Novembre 30, 2022 0 Di Ilenia Giocondo

La nuova rubrica dedicata al mondo della scuola, nell’appuntamento odierno dell’approfondimento giornalistico de La Voce della Scuola, dà voce agli studenti attraverso una speciale intervista a Bianca Chiesa, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti.

Bianca, partiamo subito con un’immagine che richiama ad una delle Manifestazioni studentesche che ha visto coinvolti gli studenti di tutt’Italia pochi giorni fa. Quali sono stati i motivi che vi hanno spinto a manifestare?

“Quello che ci ha spinto maggiormente a manifestare è l’aggiunta del termine “Merito” con cui è stato ribattezzato il nuovo Ministero dell’Istruzione. Crediamo che il diritto allo studio e più in generale dell’istruzione, dovrebbe essere gratuita e accessibile a tutte e tutti, senza nessun tipo di criterio di merito e anzi abbattendo quello che è il clima competitivo e meritocratico, che spesso vige fortemente all’interno delle nostre scuole. Ma ci sono anche tanti altri motivi per i quali siamo scesi in piazza. Da questa foto si possono evincere quelle che sono le nostre rivendicazioni. In primis, il diritto allo studio garantito, poi l’abolizione alternanza scuola lavoro a favorire l’istruzione integrata; maggiore benessere psicologico; maggiore rappresentanza e maggiori diritti all’interno delle nostre scuole”.

Il nuovo governo si è già pronunciato in merito all’esame di Stato e anche in merito all’obbligatorietà delle prove Invalsi. Qual è la posizione degli studenti, rispetto al fatto che le associazioni studentesche abbiano ricevuto una convocazione da parte del Ministro solo a seguito di queste decisioni già prese?

“Questa settimana abbiamo ricevuto la notizia del fatto che le prove Invalsi saranno nuovamente criterio obbligatorio per l’ammissione all’esame. Noi pensiamo da sempre che le prove Invalsi vadano abolite e non possano essere in nessun modo criterio di ammissione all’esame né tantomeno una forma di valutazione definibile tale. Le prove Invalsi vedono le studentesse e gli studenti come numeri, soggetti senza capacità di avere un approccio, un pensiero critico, al momento formativo. Noi pensiamo, invece, che la valutazione debba essere un momento di formazione per eccellenza, ma debba svolgersi in maniera realmente formativa e soprattutto ogni prova di valutazione deve dare la possibilità, al soggetto in formazione, di esprimere quello che è la sua soggettività critica, il suo pensiero e non dover semplicemente compilare delle crocette per essere inserito in una matrice di dati. Questo venerdì è stato convocato il forum delle associazioni studentesche da parte del Ministro che però arriva dopo tanto tempo in cui chiedevamo un incontro. Il Ministro, nonostante avesse dichiarato di voler ascoltare le studentesse e gli studenti, non è sceso in piazza e non ci ha ricevuti al Ministero per incontrarci e poi ha preso tante decisioni senza consultare le organizzazioni rappresentative delle studentesse e degli studenti ignorando, quindi, quelle che sono le necessità della componente studentesca ad oggi”.

Quali saranno le vostre prossime azioni?

“Noi sicuramente continueremo a mobilitarci, perché crediamo che tutte le proposte che stiamo portando avanti debbano vedere un risconto concreto da parte delle Istituzioni e della politica che da anni apporta tagli alla scuola pubblica.  In questa legge di bilancio sono stati stanziati 70 milioni di euro alle scuole paritarie e ci sono, invece, ulteriori tagli  alle scuole pubbliche. Continueremo a mobilitarci perché non possiamo accettare che la scuola sia basata sul merito, sulla competizione e sull’ umiliazione (e cito le parole del Ministro). Una scuola, insomma, che pensa che per gli studenti e le studentesse che sono in difficoltà, che hanno una cattiva condotta, debbano esserci i servizi socialmente utili invece che sportelli psicologici che aiutino chi è in difficoltà. Dal 10 al 12 febbraio avremo a Roma l’assemblea Nazionale sulla rappresentanza e la partecipazione, per ribadire la volontà da parte alle studentesse e degli studenti di essere ascoltati ma soprattutto di vedere anche delle risposte concrete rispetto a questioni che noi rivendichiamo da anni”.

Avete detto a chiare lettere che volete l’esclusione del PCTO come requisito e oggetto d’esame. Vuoi fare un approfondimento sulla questione?

“Noi, anche nelle piazze del 18 novembre, come in realtà da anni, rivendichiamo la posizione del PCTO e in generale di tutte quelle che sono le forme di alternanza lavoro per come sono immaginate ad oggi. Il rapporto tra istruzione e lavoro si svolge in maniera completamente sbilanciata da parte delle aziende, che, spesso, fanno sì che gli studenti e le studentesse, di fatto, svolgano manodopera gratuita per conto delle stesse mettendo in serio rischio la propria vita e la propria incolumità. Lo abbiamo visto ben chiaro con la morte di tre studenti durante percorsi di stage negli ultimi sei mesi. Non possiamo più accettare un rapporto istruzione lavoro che si svolge in questo modo. Rivendichiamo, quindi, istruzione integrata, ovvero, un’istruzione che affianca quello che è un apparato nozionistico e teorico, con un approccio maggiormente pratico laboratoriale, ma che si svolga innanzitutto con una gestione che deve avvenire da parte della scuola con un’istruzione che avvenga all’interno delle mura della scuola, con l’ampliamento anche degli spazi per i laboratori delle studentesse e degli studenti e soprattutto in maniera sicura, gratuita e fuori da ogni catena di produzione”.

Cosa salvare cosa buttare della scuola in questo momento storico?

“In questo momento storico noi crediamo che, purtroppo, ci sia tanto da buttare di questo modello di scuola e soprattutto del modello di scuola che il Ministro Valditara ha ben dimostrato di voler portare avanti. Un modello di scuola fatto di merito, di competizione, che vuole essere anche molto elitario e classista: individuare gli studenti meritevoli da un lato e invece dall’altro lato negare a chi magari vive delle difficoltà, il diritto allo studio, un’accessibilità reale alla didattica e in generale all’istruzione. Pensiamo che debba essere buttata ogni forma di scuola azienda, che vuole discriminare, che vuole ampliare quelle che sono le differenze e le disuguaglianze che già ad oggi viviamo all’interno dalla nostra società. Basti pensare agli altissimi tassi di dispersione scolastica che arrivano a toccare anche il 25% della popolazione studentesca, in particolare in alcune zone del meridione del nostro paese. Basti pensare al costo del materiale scolastico che ad oggi arriva ad ammontare 1.200 euro per studente. Questi sono tutti fattori che fanno sì che la scuola sia promotrice di disuguaglianze invece che abbattere le stesse. Pensiamo, altresì, che della scuola ci sia da salvare innanzitutto la componente studentesca e la voce e il motore propositivo che continua a portare avanti. Nonostante la repressione e la disintermediazione che da anni le rappresentanze degli studenti subiscono, le studentesse e gli studenti continuano a riunirsi in assemblea, a scendere in piazza e a portare avanti e le proposte reali per cambiare questo modello di scuola. Io penso che questo sia l’elemento che in primis va salvato, perché è a partire dalle studentesse e gli studenti, da chi ogni giorno vive attraverso la scuola, che deve essere immaginato un nuovo modello scuola di istruzione realmente accessibile, garantito e inclusivo per tutte e tutti”.

In un’ipotetica lista dei desideri, cosa mettereste al primo posto?

“Noi questo autunno siamo scesi in piazza per rivendicare i 5 pilastri della scuola pubblica da cui pensiamo si debba partire per immaginare un modello nuovo di scuola. Innanzitutto rivendichiamo un diritto allo studio garantito da una legge Nazionale che abbatta le differenze regionali rispetto alle prestazioni del diritto allo studio. In secondo luogo, rivendichiamo un’istruzione integrata, come già spiegato prima. In terzo luogo, la garanzia del benessere psicologico con sportelli psicologici in tutte le scuole, ma anche l’approvazione di carriere alias e codici anti-molestie all’interno delle scuole. In quarto luogo, maggiore rappresentanza e quindi un aumento degli studenti nel consiglio di istituto, fino a una maggiore rappresentanza a livello nazionale con la riforma delle consulte per garantire agli studenti e alle studentesse di contare realmente nei processi decisionali delle loro scuole. Rivendichiamo maggiori diritti, con un rinnovamento dello Statuto delle studentesse e degli studenti con l’inserimento del diritto allo sciopero. E tanti altri diritti che noi pensiamo essere fondamentali e imprescindibili per far sì che l’istruzione non sia un servizio ma un diritto realmente garantito a tutte e tutti”.

Bianca, quanta fatica e quanto lavoro ci vuole per poter essere coordinatrice Nazionale dell’Unione degli studenti?

“In realtà io svolgo unicamente un ruolo di sintesi e di portavoce di quello che è il lavoro costante e continuo che viene svolto sui territori dell’Unione degli studenti. Io, appunto, sono coordinatrice nazionale ma la vera fatica poi si fa all’interno delle scuole a partire dalle singole le vertenze e le singole battaglie nelle singole classi fino alle città, alle regioni e poi anche a livello nazionale da parte di ogni singolo militante dell’Unione degli studenti”.

Cosa chiedi al Ministro e al mondo degli adulti a nome di tutti gli studenti e le studentesse?

“Faccio un appello generale tanto alle forze politiche quanto al mondo degli adulti, ovvero di ascoltare le esigenze e le necessità delle studentesse e degli studenti. Capire e ascoltare fino in fondo le proposte che finora hanno avuto un grado di ascolto molto basso ma che continuano ad emergere. Alla politica il nostro appello è, sì, quello di ascoltarci ma soprattutto darci le risposte perché tante delle proposte che portiamo avanti sono questioni improrogabili sulle quali sono necessarie azioni concrete per combattere contro la crisi educativa che il nostro paese sta affrontando in questo momento”.