Cade l’ultimo obbligo vaccinale, quello a cui doveva sottostare il personale sanitario: la decisione, giunta con il Decreto legge n. 162 del 31 ottobre, si concretizza un mese prima dell’udienza pubblica della Corte Costituzionale che deciderà anche se la scelta politica di sospendere dei lavoratori per 20 mesi, privati anche dello stipendio o dell’assegno alimentare, sia stata corretta o lesiva della nostra carta fondamentale. Un gruppo di questi dipendenti si è costituito in giudizio con il sindacato Anief, per far rispettare il diritto al lavoro e alle libertà fondamentali. “In altri Paesi – spiega Marcelo Pacifico, leader dell’organizzazione sindacale autonoma – tale obbligo è stato già dichiarato incostituzionale e sospeso prima ancora della sua attuazione. Ricordo poi che la sua introduzione sarà discussa, comunque, anche presso la Corte di giustizia europea. E non dimentichiamo che in Italia la sua rigida applicazione ha riguardata anche la Scuola”.

“È un paradosso – continua Pacifico – perché nello stesso periodo emergenziale le nostre aule scolastiche sono rimaste senza sistema di ventilazione meccanica e sono state mantenute le classi pollaio, con numeri impressionanti di alunni concentrati in una sola aula. Però si è provveduto a tenere fuori da quelle classi migliaia di insegnanti, anche quando ad aprile sono stati fatti tornare a scuola, demansionandoli su altri incarichi. Inoltre, non è stata riconosciuta alcuna specifica indennità a quel personale. Le contraddizioni continuano: ad esempio, ad inizio settembre, due mesi fa, si è tornati a fare lezione senza più un protocollo di sicurezza nazionale né un organico aggiuntivo, come se il Covid non ci fosse più.  Inoltre, la didattica a Distanza – integrata continua ad essere utilizzata al di là di quanto previsto dal Contratto”.

“Sono tutti argomenti – conclude il presidente del giovane sindacato – che Anief porterà all’attenzione del Ministro Giuseppe Valditara già domani, 3 novembre, e a cui il Governo dovrà rispondere con urgenza nei prossimi giorni. Sempre se il nuovo Esecutivo confermi la volontà di volere operare per una scuola sicura e di alto livello”.

LA DECISIONE DELLA CONSULTA

Per il 30 novembre è stata fissata l’udienza pubblica in Corte Costituzionale sulle 14 ordinanze rimesse dai Tribunali amministrativi e del lavoro, per violazione di ben dodici articoli della Costituzione, con dichiarazione di ammissibilità dell’intervento di Anief per il personale scolastico. L’ufficio legale del giovane sindacato ha presentato, in particolare, ricorsi per più di 4 mila tra amministrativi e insegnanti, mentre con diverse ordinanze si sono rivolti alla Consulta il Consiglio giustizia amministrativa Sicilia, il Tar Lombardia, lo stesso Tar Lazio e i Tribunali del lavoro di Brescia, Catania e Padova.

“L’udienza – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – dopo che sarà eliminato l’ultimo obbligo ancora vigente per i lavoratori che operano in ambito sanitario e potrebbe essere già insediata una commissione d’inchiesta sulla gestione della crisi pandemica. Ma in ballo, oltre alle importanti questioni in punto di diritto, dibattute in sede sfavorevole all’obbligo vaccinale in alte Corti di giustizia di altri Paesi europei e del mondo (Usa, Slovenia, Austria), ci sono migliaia di richieste di risarcimento in favore dei lavoratori pubblici sospesi anche per l’assegno alimentare negato durante il periodo di sospensione e una specifica per il demansionamento del personale docente, rientrato ad aprile ma posto fuori dalle aule”.

Ancora, si attende, invece, la data dell’udienza in Corte di Giustizia europea dell’ordinanza promossa dal Tribunale di Padova sul rispetto delle norme comunitarie su un alto numero di Ordinanze. Gli articoli della Costituzione che risulterebbero violati sono diversi: 38, 42, 47, 70, 71, 76, 77, 86, 101, 102, 107, 108 e 118.

 

LE ORDINANZE PUBBLICATE

Anief ricorda che il dispositivo della Corte Costituzionale ha dichiarato “rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, per contrasto con il dettato degli articoli 2 e 3 della Costituzione, dell’art. 4-ter, comma 3 del decreto-legge n. 44/2021 conv. dalla legge 28 maggio 2021, n. 76 nella parte in cui nel prevedere che «Per il periodo di sospensione, non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominati» esclude in favore del personale di cui al comma 1, lettera c) dell’art. 4-ter citata disposizione, nel periodo di disposta sospensione, l’erogazione dell’assegno alimentare previsto dall’art. 82 del decreto del Presidente della Repubblica n. 3/1957 per contrasto con i principi di ragionevolezza e di proporzionalità, di cui all’art. 3 della Costituzione, anche in riferimento alla violazione dell’art. 2 della Costituzione”.

IL RICORSO

Anief rimane l’unico sindacato tra le sigle rappresentative dei lavoratori della scuola a denunciare le scelte politiche che non hanno tutelato la salute dei lavoratori e che ne hanno compresso diritti inalienabili: l’iter giudiziario è ancora da riparare nei tribunali grazie ai ricorsi patrocinati sempre da Anief.

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