Che se non posso chiedere trasferimento nella mia provincia dovrò prendere tre regionali e svegliarmi alle quattro ogni mattina per essere – forse – in orario a scuola.
Che se decidessi di prendere l’auto per non avere problemi con i treni ci metterei due ore e 800 euro tra carburante e autostrada al mese.
Che starò fuori casa, quando andrà bene, 12 (dodici) ore al giorno per lavorarne 4 (quattro).
Che sarà qualcun altro a crescerlo, in pratica.
Diteglielo voi, perché io non ho il coraggio. Perché mio figlio l’ho messo al mondo per crescerlo, per viverci e starci insieme, e come al solito questo diritto viene strappato via in nome del dovere del lavoro. In nome di un algoritmo di assegnazione di cattedre assurdo, in nome di vincoli per docenti che “servono a garantire continuità ai bambini”… sì, ma a quelli degli altri. Perché il mio, di bambino, non vale niente, esattamente come il mio tempo.

Sonia Fellone del comitato nazionale docenti vincolati

Autore

Un pensiero su “Ditelo voi a mio figlio di un anno…”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.