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Come noto, Giuseppe Valditara è il nuovo Ministro dell’Istruzione e del ‘merito’.

Ecco la novità: Il merito, l’ossessione della destra, sostanzialmente di chi ha da sempre lavorato per smantellare la scuola pubblica statale a favore di quella privata.

Un messaggio chiaro, il governo Meloni taglierà gli immeritevoli senza indugio.

Ma andando a vedere bene, forse ci si rende conto che gli immeritevoli sono proprio loro, questa classe politica incapace di comprendere la scuola e i propri lavoratori, che continuerà a distruggere la scuola pubblica statale.

Non sono immeritevoli i docenti e di certo nemmeno il personale ATA.

Non loro, che con il grande senso dello stato mandano avanti ogni giorno la scuola tra mille difficoltà in edifici fatiscenti, con scarsissime risorse e tanta precarietà.

Il neo ministro Giuseppe Valditara, ha contribuito alla privatizzazione dell’Università pubblica, alla realizzazione di quella Riforma Gelmini che i docenti e soprattutto i precari storici ricordano bene: 8 miliardi di tagli lineari, con la riduzione del tempo scuola, il taglio delle discipline laboratoriali e l’impoverimento di tecnici e professionali.

Un fedelissimo di Salvini , che ripartirà alla carica per la regionalizzazione dell’istruzione, fermate solo in tempo di pandemia, con l’obiettivo di consegnare definitivamente la scuola all’impresa.

Giovedì 27, infatti ha incontrato gli assessori regionali all’istruzione e alla formazione dandone subito notizia con un sintetico comunicato in cui si fa riferimento alla necessità di non trascurare il ruolo decisivo delle autonomie locali, sembra ovvio che questo avvio possa essere letto come una mezza dichiarazione di intenti del Ministro che forse vuole proprio sottolineare che a partire da subito intende prestare ascolto alle Regioni e confrontarsi con presidenti e assessori su come rilanciare il progetto di autonomia differenziata che sta nel programma della coalizione di Governo.

Il Ministro avrebbe potuto incontrare i sindacati del comparto scuola per poter arrivare al più presto alla conclusione della intricatissima vicenda contrattuale ma non lo ha fatto.

O avrebbe potuto incontrare i soggetti, pubblici e privati, che a vario titolo si occupano dell’inclusione per far capire che il tema della scuola di tutti e per tutti gli sta davvero a cuore ma non lo ha fatto.

Il neo ministro e questo nuovo governo hanno solo un modo per farsi apprezzare: Adeguare i salari all’inflazione con un rinnovo contrattuale che sia degno di questo termine, assunzioni stabili, uguali diritti tra precari e personale di ruolo, nessuno spazio alla regionalizzazione dell’istruzione.

Perché i lavoratori della scuola meritano tutto questo, meritano una scuola migliore!

 

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