SBC: aggressioni nelle scuole a docenti e ATA, ora basta, ci vuole una legge

SBC: aggressioni nelle scuole a docenti e ATA, ora basta, ci vuole una legge

Ottobre 29, 2022 0 Di Libero Tassella

Era il 27 ottobre 2018.
Una professoressa dal fisico minuto, fragile e con difficoltà motorie fu legata alla sedia e presa a calci da alcuni alunni di prima di un istituto superiore di Alessandria, mentre i compagni di classe giravano un video messo online che subito dopo fu cancellato.

L’episodio drammatico, terribile in sé comparve su alcune testate giornalistiche solo dopo un mese. Per tutelare la docente che non sporse denuncia non fu reso noto il nome della scuola. La punizione per gli studenti fu di un mese di sospensione con l’obbligo di frequenza e in aggiunta la pulizia dei cestini delle altre aule durante l’intervallo. Una punizione che fu definita “per nulla esemplare, e un messaggio sbagliato agli studenti che rispettano la scuola e gli insegnanti” da molti altri docenti che esprimevano la necessità di punizioni più incisive.

Questo perché il drammatico episodio, che si volle descrivere come isolato, in realtà rientrava e rientra in una sequela di episodi che vedono i docenti quali vittime di violenza da parte o di studenti o di genitori.

Sempre al 2018, qualche mese dopo dopo ci fu l’episodio della maestra dell’istituto Ignazio Fiorio di Palermo che per aver lamentato le numerose assenze di un suo allievo fu colpita con un pugno in pieno volto dal genitore dello studente nonché collaboratore scolastico Maurizio Branzellino. Il fenomeno, di cui si occupo’ persino la trasmissione “Le Iene” del 25 febbraio 2018, è grave e testimonia una barbarie culturale e una deriva morale preoccupanti.

A Febbraio del 2028 un professore a Treviso e un vicepreside a Foggia sono stati picchiati da genitori di studenti.
A Gennaio 2018 un genitore percosse un docente a Siracusa. E ancora un professore di educazione fisica picchiato dai genitori di un alunno ad Avola, e la professoressa d’italiano accoltellata in classe nel Casertano e altri casi simili sono stati segnalati in quell’anno terribile.

Insegnanti vittime di bulli e di genitori violenti. Un tema su cui la comunità educante in questi anni ha poco riflettuto e ha molto nascosto.

Le famiglie sono una parte importante del lavoro educativo perché sono i genitori ad educare la persona mentre la scuola educa i cittadini. È sconvolgente pensare che un genitore possa entrare in una scuola e compiere atti simili o che uno studente si possa permettere di picchiare da solo o in gruppo un docente.

Sono fatti che si sono ripetuti negli anni (il fenomeno si è interrotto durante la DAD) che evidenziano quanto sia profondamente sia mutato il rapporto di fiducia tra scuola e famiglia, che interrompono bruscamente quel patto di corresponsabilità educativa e che vanno condannati con forza.

A partire dall’autonomia scolastica fino alla riforma del 2015 introdotta dalla legge 107, la figura dell’insegnante ha perso via via autorevolezza e prestigio, calpestata da logiche di potere che ne minano la serietà ed il valore istituzionale.

Negli ultimi anni gli insegnanti si sono trovati stretti tra mezzi coercitivi esercitati dalle dirigenze che, nel migliore dei casi, sottostanno alla logica aziendalistica commessa con la scuola odierna, tra i conseguenti comportamenti aggressivi da parte dei genitori e soprattutto, cosa gravissima, azioni violente anche sul piano fisico di alcuni studenti.

Serve una legge, serve una norma che istituisca e soprattutto rafforzi la figura dell’insegnante quale pubblico ufficiale, che inasprisca le pene laddove ci sono episodi di violenza conclamati, che tuteli la libertà di insegnamento e restituisca agli insegnanti un ruolo di primo piano.

Occorre una legge che comporti delle sanzioni che siano da esempio educativo per le generazioni future, serve una norma che tuteli il libero esercizio dell’insegnamento quale base per la crescita delle generazioni che verranno.Serve una legge atta a prevenire episodi del genere che si aggiungono alla non facile situazione del comparto scuola maltrattato sul piano economico, giuridico e sociale.
SBC nella sua proposta resa nota da tempo a politica e sindacati della Scuola chiede l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria da parte del docente aggredito e del DS della scuola dove è avvenuta l’aggressione nonché un’ispezione che accerti eventuali responsabilità e omissioni.