Ogni giorno viviamo esperienze legate alla natura dello spazio che abitiamo. Tuttavia di rado ci soffermiamo a cogliere i sottili legami che connettono i nostri stati d’animo con gli spazi percepiti. E’ evidente che quel determinato ambiente in cui siamo stati in tempo più o meno lungo, produce in noi uno stato di benessere o di malessere ma non siamo in grado di vedere i legami che sottendono le relazioni che evidentemente ne scaturiscono. La rilevanza esistenziale dello spazio nella nostra vita, è riconosciuta, poichè in quanto specchio della società e “apparato di socializzazione”, non può che essere la risultante di soggetti, ambienti, situazioni, stati d’animo, emozioni che , restituisce ingrandite potenzialità e criticità di questo tempo. Una fase storica molto complessa, quella attuale, in cui la variabilità storica dei bisogni fa emergere una realtà abbastanza sgranata: la crisi dei valori tradizionali, che evidentemente sono rielaborati nell’ambito di nuovi processi culturali, il tramonto repentino della famiglia tradizionale ,la grande trasformazione della stessa con evoluzioni verso modelli alternativi ,una individualità sempre più capricciosa ed indisciplinata unita ad realizzazione individuale, le evanescenti declinazioni entro cui si perdono le idee e tutto sfuma in comportamenti privi di scopo, sono il termometro vero e proprio del “surriscaldamento globale” del tempo che viviamo …


Allora non è difficile comprendere come la pedagogia e l’ architettura , due campi disciplinari apparentemente distanti, ma assolutamente complementari rappresentano le parole magiche attraverso cui passa l’ammodernamento degli ambienti scolastici. E allora, i tantissimi fondi del PNRR diventano essenziali e strategici per giocare la nuova sfida del futuro che diventa un vero e proprio restiling degli ambienti di apprendimento, attraverso nuove geometrie che danno forma a quella grammatica sensoriale fatta di forme ,colori, profumi che ricreano lo spirito e il corpo. Uno spazio rinnovato con la sua leggibilità, flessibilità, leggerezza in cui gli oggetti che lo compongono, le persone che vi abitano le azioni che si svolgono assumono nuovo valore. Perché è così importante il rapporto tra persona, educazione e spazio? Com’è possibile progettare spazi flessibili per realizzare quel successo formativo, che è la traduzione più efficace del potenziale di tutti e di ciascuno? Come può essere predisposto il setting formativo? E come mettere insieme gruppi di allievi non necessariamente associati per età? Quale contributo può dare l’architettura in relazione alle esigenze della nuova scuola? Sono domande complesse alle quali non esiste, ovviamente, una risposta univoca, valida per tutti , ma un ventaglio di soluzioni e di proposte a seconda delle molte variabili che entrano in gioco. Alla luce di queste considerazioni la progettazione di nuovi ambienti di apprendimento, dovrà prendere le mosse da una chiara visione pedagogica che nasce evidentemente dalla forte collaborazione tra architetti e insegnanti .Un percorso trasparente e integrato che nel coinvolgere la più vasta comunità, le istituzioni locali, l’utenza diventa il giusto punto di partenza da cui partire per esplorare strade non ancora battute ma che è bello pensare di percorrere in un’alleanza non formale, ma consapevole e sinergica….

 

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