Il crollo nella notte dell’edificio dell’ex Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Cagliari nel polo universitario di “Sa Duchessa”, fortunatamente non ha fatto vittime né feriti, ma solo qualche ora prima del collasso della struttura le aule erano occupate da studenti e lavoratori. E’ questo, l’unico elemento consolatorio di un evento che restituisce la realtà di una edilizia scolastica e universitaria lontana dall’essere all’altezza del compito affidato dalla nostra Costituzione all’istruzione e alla conoscenza.

Il segretario generale della FLC CGIL, Francesco Sinopoli e il segretario regionale della FLC sarda, Manuel Usai, dopo il crollo dichiarano: “Al di là dalle specifiche cause e responsabilità, che dovranno essere accertate dalle autorità competenti, quello che è evidente è l’inaccettabile stato del patrimonio edilizio utilizzato da scuole e università per garantire il diritto allo studio. Un patrimonio vecchio, in alcuni casi fatiscente, che non garantisce la sicurezza, supportato incongruamente dalla logica ipocrita della mera ristrutturazione, della ‘messa a norma’ e delle ‘scuole belle'”.

“È invece indispensabile – aggiungono – uscire dalla pratica della manutenzione ordinaria o degli interventi contingenti e arrivare a progettare e realizzare spazi dove l’insegnamento e l’istruzione possano essere realizzati pienamente e nella massima sicurezza”.

“Le risorse del PNRR – concludono i due dirigenti sindacali – possono rappresentare un contributo significativo per il miglioramento di questo patrimonio edilizio, ma è fondamentale il ruolo dello Stato, le risorse straordinarie non bastano. Bisogna programmare una reale trasformazione dei luoghi della conoscenza in tutto il Paese, in cui si decida finalmente che l’istruzione è importante e che le ragazze e i ragazzi devono vivere e apprendere in luoghi sicuri”.

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