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Si è svolto questa mattina l’incontro tra Ministero dell’Istruzione e sindacati per la presentazione del Decreto attuativo della Legge 79/2022 sull’attribuzione dell’indennità aggiuntiva da riconoscere ai docenti che risiedono in provincia diversa da quella di servizio per premiare la continuità didattica. Da parte dell’amministrazione scolastica è previsto il requisito – retroattivo – di 5 anni di permanenza nello stesso istituto senza aver presentato domanda di mobilità, assegnazione provvisoria o cambiato sede usufruendo dell’art. 36 CCNL sia per ottenere l’indennità relativa al servizio svolto in sede differente rispetto alla propria residenza o domicilio sia per beneficiare dell’indennità specifica per chi presta servizio in zone caratterizzate da rischio di spopolamento e da valori degli indicatori di status sociale, economico e culturale e di dispersione scolastica. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “è giusto prevedere un ristoro per chi lavora lontano da casa, ma il nostro sindacato aveva proposto una specifica indennità di sede che doveva riconoscere il sacrificio a tutti i lavoratori, docenti e ATA e a prescindere dagli anni di servizio nella scuola. Questa distinzione non ci può soddisfare”.

Il Ministero dell’Istruzione procede invece per la sua strada, rimodulando nel decreto dei criteri che risarciscono per il lavoro svolto in sedi disagiate solo il personale che lavora in quella sede da almeno 5 anni dimenticando tutti i docenti neo-immessi in ruolo da 5 anni a questa parte e, soprattutto, il personale ATA. All’incontro odierno ha partecipato Chiara Cozzetto, segretaria generale del giovane sindacato, la quale ha evidenziato i limiti della normativa che si vuole imporre, senza contare che la previsione del decreto ministeriale doveva avvenire nelle more delle decisioni contrattuali che sono al momento in corso.

“Abbiamo esternato al Ministero la nostra contrarietà nel prevedere un’indennità che gratifichi solo chi non è residente nella stessa provincia di lavoro e presta servizio da 5 anni nella stessa sede – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – senza contare che sarà escluso chi ha presentato domanda di trasferimento pur non avendolo ottenuto. La norma, inoltre, come sempre, dimentica il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, e non riconosce a questi lavoratori nessun riconoscimento per il lavoro svolto in sedi disagiate o lontane dai propri affetti”.

Il sindacato Anief, pertanto, evidenzia come questa indennità non dia effettivo riconoscimento al personale della scuola che lavora in sede lontana dalla propria residenza e neanche a chi presta servizio nelle cosiddette “zone a rischio”. “Un’indennità – conclude il presidente Anief – per essere effettiva dei disagi subiti dai dipendenti dovrebbe prevedere almeno uno stipendio annuo in più per sopportare alle spese e ai costi del lavoro fuori la propria residenza e a beneficiarne deve essere tutto il personale, docenti e ATA, a prescindere dagli anni di permanenza in quelle sedi. Nel lavoro privato, infatti, l’indennità di trasferta è esentasse e ammonta a 46,48 euro giornaliere. Perché la scuola deve sempre essere trattata come figlia di un dio minore?”.

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