“Che senso ha il vincolo di permanenza del docente per garantire la famosa continuità didattica se il risultato finale, sommandosi a paghe decisamente inadeguate, scoraggia l’insegnante dall’accettare l’incarico mettendo molti istituti in difficoltà?”. Se lo chiede il senatore Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega e vicepresidente della commissione Cultura a Palazzo Madama. “Siamo riusciti – spiega Pittoni – a convincere il Palazzo ad allentare la presa riducendo a 3 anni il vincolo che l’allora ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina aveva portato a cinque e restituendo ai docenti la possibilità di assegnazione provvisoria. Ma senza che si sia preso coscienza di una questione tutta ideologica. Il grosso della mobilità interessa insegnanti di ruolo da tempo e solo in minima parte i neoassunti. Eppure il momento dell’assunzione in ruolo e soprattutto dove l’assunzione avviene costituiscono una variabile non dipendente dalla volontà del docente, in particolare da quando i concorsi sono regionali ed è frequente il caso di assunzioni in provincia diversa da quella di residenza. Non a caso, l’ultimo CCNI ha previsto che ai neoassunti sia consentito fare domanda di mobilità spostando il vincolo di legge dal primo anno di ruolo a un momento successivo conseguente alla domanda eventualmente soddisfatta. Servono soluzioni che concilino l’esigenza di continuità didattica con quelle familiari e personali dei docenti. La stragrande maggioranza degli insegnanti è donna e ha figli. Che coerenza c’è tra la ricerca di politiche per la genitorialità e quelle – conclude Pittoni – che insistono nel costringere le persone lontano dalla famiglia per poter lavorare?”.

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