On. Barbuto, lei si è spesso interessata di scuola, ambiente che tra l’altro conosce bene essendo lei stessa un’insegnante. Vorremmo porle qualche domanda sul futuro della scuola italiana.

Parte dei fondi del PNRR sono stati distribuiti a scuole inserite nell’apposita graduatoria, e saranno delle scuole innovative. È la base su cui partire, ma non crede che bisogni investire soprattutto sui docenti? Il tema è quanto mai attuale, se si considera la richiesta continua di un adeguamento di stipendio, per il quale non si riesce a trovare un accordo soddisfacente. Si chiede quindi ai docenti di essere preparati alle innovazioni, ma senza valorizzarne l’impegno dal punto di vista economico. Cosa pensa di questo modo di procedere? In caso di vittoria alle prossime elezioni, come affronterebbe il problema?

“La figura del docente è sempre stata mortificata nel corso degli anni e non adeguatamente valorizzata. Il nostro lavoro è sempre più impegnativo ormai da diverso tempo e, nonostante si parli spesso di aumento, lo stipendio è sempre lo stesso . Nessuna innovazione tecnologica può, tuttavia, sostituire il docente che è, e rimane, la pietra angolare della scuola. Per cui, benvenuta tecnologia, ma occorre puntare prioritariamente al riconoscimento del valore del docente che passa, inevitabilmente, attraverso la formazione continua e la gratificazione economica. Probabilmente razionalizzare diversamente l’utilizzo dei fondi che vengono riservati all’Istruzione con questo specifico obiettivo, consentirebbe di trovare parte delle risorse evitando, tra l’altro, di continuare ad alimentare la trasformazione di un ente di formazione in un vero e proprio business imprenditoriale. Penso, ad esempio, ai progetti esterni ai quali non sono contraria tout court, ma onestamente ritengo che i primi a dover essere valorizzati, motivati, gratificati per il lavoro impegnativo che svolgono, siano proprio i docenti che, invece, continuano ad essere messi da parte. Faccio un ulteriore esempio a proposito della ultima pdl che ho presentato nella legislatura che va a chiudersi, chiedendo l’attribuzione ai docenti A046 del coordinamento di educazione civica e l’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche nei bienni di tutte le scuole secondarie di secondo grado. Che senso ha avere in organico questi docenti, tanti e magari utilizzati solo per supplenze, quando, nel contempo, vengono poi quotidianamente fatti entrare drappelli di esperti e docenti esterni di diritto? E’ evidente che si deve razionalizzare tutto il discorso valorizzando prioritariamente i docenti ai quali dare giocoforza il giusto riconoscimento economico in termini stipendiali”.

Sappiamo del suo impegno per introdurre l’insegnamento di diritto nelle scuole superiori. In realtà, però anche nel primo ciclo è previsto l’insegnamento trasversale di educazione civica. Purtroppo, in molti casi, le indicazioni ministeriali non sono molto chiare e si finisce per creare solo confusione, distribuendo la materia a tutti docenti di classe, creando un ulteriore aumento di attività. Non si potrebbe introdurre il docente di diritto, quindi competente, per questo tipo di insegnamento, così com’è stato per il docente di educazione motoria?

“Il senso della mia proposta di legge va proprio nel senso da voi indicato. La legge 107 del 2015 ha consentito l’assunzione di migliaia di docenti di diritto. Ora, volendo escludere che si sia trattato esclusivamente di un semplice espediente per tentare di svuotare le nutrite graduatorie della A046, la presenza di questi docenti è una realtà nelle scuole e reiteratamente ho chiesto, ancor prima di presentare la mia proposta, che venisse effettuato un censimento dei docenti di diritto che, spesso, nei vari istituti superiori sono in soprannumero se non addirittura utilizzati esclusivamente per sostituire i colleghi assenti. Se vi fosse la volontà, questa figura potrebbe essere una vera e propria risorsa anche come coordinatore nelle primarie e niente vieterebbe di effettuare una fase sperimentale che, sono sicura, darebbe esiti estremamente positivi. Il tutto senza continuare a trincerarsi dietro la necessità di una riforma dei cicli rinviando sine die la tematica”.

On. Barbuto, un tema importante: Si parla di Progetto di vita dell’alunno per creare una rete che abbracci il bambino con disabilità, e la sua famiglia, in interventi a 360°, quindi che interessino la vita non solo scolastica, ma anche sociale, permettendo la partecipazione ad attività sportive, culturali, ludiche, ecc. Nella realtà, molte città italiane sono prive di organizzazioni che si occupino di tali interventi, e nella paggior parte dei casi, si tratta di associazioni di volontari. Come vi proponete di intervenire per modificare l’attuale stato di fatto?

“Se si riuscisse realmente a realizzare un progetto di vita efficace da costruire intorno al bambino con disabilità e alla sua famiglia sarebbe veramente eccezionale e soprattutto saremmo veramente sulla strada giusta per dare sostanziale attuazione all’art. 3 della Costituzione. Io credo, tuttavia, affinchè questo progetto possa essere realmente attuato e considerata anche che non su tutti i territori, come voi stessi ricordate, esistono organizzazioni che si occupino degli interventi extrascolastici , che non si possa prescindere dal coinvolgimento degli Enti locali quali amministrazioni pubbliche più vicine alla vita dei cittadini e ai quali è demandata la responsabilità di prendersi cura della qualità della vita degli stessi. Si tratta di fare una vera e propria rivoluzione ponendo al centro il cittadino ed i suoi reali interessi per costruire davvero una società che non lasci indietro nessuno”.

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