SBC, No al Docente Rambo

SBC, No al Docente Rambo

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Il governo Draghi, pur dimissionario, non esita a rinunciare a una delle sue caratteristiche principali: colpire e affondare la scuola pubblica, con ogni mezzo; e lo fa utilizzando una volta di più il Ministro Patrizio Bianchi, come sempre fedele esecutore delle politiche aziendaliste che fanno capolino da ogni singolo punto della famigerata “Agenda” del Presidente del Consiglio. SBC pone l’accento sullo stralcio del DL Aiuti bis che prevede un modesto supporto economico per la scuola, escludendo a prescindere la messa in sicurezza delle aule con moderni sistemi di aereazione o la riduzione delle classi pollaio e stabilendo invece, come panacea per ogni male, la figura del “Superdocente”.

Si tratterebbe di un titolo da conseguire al termine di un percorso di formazione novennale (nel Decreto si prospetta la data del 2032!) e che sarà riservato solo all’1% degli insegnanti, a fronte di una ulteriore retribuzione di 400 euro lordi al mese. E’ un vero schiaffo in faccia per i docenti italiani, i quali anche se penalizzati da uno degli stipendi più bassi in Europa, hanno indefessamente prestato il loro contributo nel corso della Pandemia, in mezzo a mille difficoltà e inadeguatezze tecniche e strutturali e si vedono ora proporre per il rinnovo del loro contratto, scaduto da quattro anni, 50 euro mensili.

Le stesse identiche considerazioni vengono espresse da Articolo UNO e dal Gruppo del Manifesto dei 500, oltreché dal comunicato congiunto delle maggiori sigle sindacali.

Il Partito Democratico chiede invece un allargamento del numero dei beneficiari e un confronto con le parti sociali, al quale il governo Draghi si è sempre sottratto, preferendo invece risolvere i problemi, come in questo caso, “A colpi di decreto”, frettolosamente e senza guardare in faccia nessuno.

SBC condivide pienamente la posizione dei sindacati della scuola, i quali sottolineano come il mancato rinnovo del contratto e il disinteresse nei confronti dell’istruzione, vero motore e fondamento del nostro Paese, siano una responsabilità di tutte le forze politiche, nessuna esclusa.

L’istituzione del “Superdocente”, chimera o mostro a più teste tuttofare, nuovo automa del processo educativo, non può e non deve costituire il futuro di una professione sempre più vilipesa, chiamata ad essere tutto e di più, sopperendo alle carenze di una politica interessata solo ai bilanci, alle spese e soprattutto al risparmio sul servizio pubblico.
SBC invita gli insegnanti ad unirsi e ad iniziare un vera battaglia per i loro diritti, alzando finalmente la testa e chiamando la politica ad assolvere il proprio compito nei confronti della collettività.

Gruppo Scuola Bene Comune