La risposta di Sasso allo studente che oggi si è presentato all’esame di maturità con una scritta sulla maglietta “La scuola italiana fa schifo”

La risposta di Sasso allo studente che oggi si è presentato all’esame di maturità con una scritta sulla maglietta “La scuola italiana fa schifo”

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Caro Francesco,
ti scrive un ragazzo che nel 1993 da rappresentante d’istituto espose uno striscione con su scritto “ribellarsi è giusto”. Un po’ più romantico, se permetti, rispetto al tuo “la scuola fa schifo” con cui ti sei presentato agli esami di “maturità”.
Questo giusto per dirti che sì, sono sottosegretario al ministero dell’Istruzione, ma sono stato studente anch’io e nella scuola ho anche lavorato per tanti anni. Il tuo gesto di sfida nei confronti della comunità che, volente o nolente, ti ha formato per gran parte della tua vita, consentimi, è sbagliato. Ti spiego perché. Se la scuola fa schifo vuol dire che hanno fatto schifo le maestre che ti hanno insegnato a leggere e a scrivere alle elementari: volevi dire questo? Se la scuola fa schifo vuol dire che hanno fatto schifo tutti i tuoi docenti della scuola media e della scuola superiore che ti hanno istruito, formato e contribuito a farti diventare quello che sei. Avevi questo in mente? Se la scuola fa schifo, così, sic et simpliciter, vuol dire che tutto ciò che hai vissuto in questi anni, le emozioni, le paure, le soddisfazioni per gli obiettivi raggiunti e tutto il resto per te non hanno avuto alcun valore. È davvero così? Se invece il tuo gesto è figlio della rabbia e del disagio causato da questi ultimi 2 anni, allora hai la mia totale comprensione e questo non te lo dico da sottosegretario, ma da docente e da padre. Per 2 anni ti è stata negata la vita, la scuola in presenza, ti è stata negata la gioventù. Da quando mi sono insediato con questo Governo ho lottato ogni giorno per mantenere le scuole aperte e in parte ci siamo riusciti, questo lo riconoscerai, ma resta la macchia indelebile della deprivazione culturale che la tua generazione ha subìto. Tu ti lamenti soprattutto perché per troppi giorni chi ci ha preceduto ha chiuso le scuole.
Il mio impegno è quello di garantire agli studenti sempre più didattica in presenza. Ma non basta: occorre una profonda riflessione sul nostro modo di fare scuola che, nel 2022, non può più essere uguale a quello di 30 anni fa. E in questa riflessione, necessariamente, dovreste essere coinvolti anche voi studenti. Ma in quel caso mi auguro che il vostro contributo possa andare al di là di un ingeneroso e, permettimi, superficiale “la scuola fa schifo”. Puoi fare di meglio.
Ti aspetto al Ministero.