Chi ha scritto il Decreto 36 sulla scuola?

Chi ha scritto il Decreto 36 sulla scuola?

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Qualche giorno fa Francesco Sinopoli, segretario della Flc Cgil, si chiedeva, mi auguro retoricamente, in una diretta su Tecnica della Scuola , chi fosse l’estensore materiale del DL 36 per le parti riguardanti l’istruzione.

Orbene, poiché nei suoi interventi ripeteva l’ amletica domanda, io credo che ci sia più di un indizio per arrivare all’anonimo autore del DL, per questo bisogna cercare di capire la filosofia di fondo del provvedimento, ponendolo in relazione con un altro provvedimento legislativo di 7 anni fa i cui effetti si stanno dispiegando compiutamente in questi ultimi anni, la Legge 107 del 2015, del governo Renzi e del Ministro Giannini.

La filosofia è una “scuola format”, con la necessità di formare e addestrare continuamente gli insegnanti a nuove pratiche didattiche standardizzate calate dall’alto , una scuola gerarchica basata sugli incentivi, la famosa logica dei bonus, che conferma i bassi salari per tutti ed un incremento retributivo solo per pochi (il 40% dei docenti ); una definizione del nuovo insegnante selezionato ad hoc e con step successivi e che dovrà trascorrere un periodo più o meno lungo con un contratto a tempo determinato.

Si interviene sugli insegnanti definendone un nuovo profilo in una scuola tutta curvata sulle esigenze del Mercato il cui scenario è stato definito dalla 107. Insomma questa riforma è un corollario della legge del 2015.
In questo nuovo contesto, la norma deve sottrarre alla contrattazione elementi a questa legati, si veda, ad esempio, gli aspetti legati alla mobilità come i vincoli triennali per i neo immessi in ruolo, legge 159/2019.

Quindi possiamo azzardare una risposta alla domanda di Sinopoli.

Se questa è la filosofia, se questa filosofia è la medesima della 107 nel cui contesto questa norma si inscrive, allora secondo me l’estensore non può che essere molto vicino al sindacato degli industriali, e non ha importanza se a scriverla, l’anonimo sia stato in un ufficio del MEF o del Palazzo che fu dei Chigi.

Se poi vogliamo un ulteriore indizio per risolvere il dubbio amletico di Sinopoli, basta ricordare che il testo fu conosciuto a grandi linee credo dagli stessi burocrati di Viale Trastevere e dallo stesso professore ferrarese, leggendo un ampio resoconto del provvedimento sul Sole 24 Ore, il giornale di Confindustria.

Libero Tassella