ANCoDiS: il mistero del CCNL e il silenzio del Ministero

ANCoDiS: il mistero del CCNL e il silenzio del Ministero

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Siamo già nel mese di marzo 2022 e ancora aspettiamo notizie relative al rinnovo del CCNL fermo al 2019 con la solita litania del “vista l’incertezza politica prendiamo tempo”.
Abbiamo capito che dobbiamo pazientemente attendere la soluzione del mistero che non si riesce a svelare: immaginare una difficoltà politica che limita l’azione del Ministro nel suo atto di indirizzo all’ARAN o attendere ammiccamenti sindacali che diano l’ok a procedere?
Resta il fatto inoppugnabile che mentre nelle Linee programmatiche presentate al Parlamento nello scorso mese di maggio il Ministro Bianchi parla di ipotesi di sviluppo di carriere, ipotesi reiterate nel “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, in altri successivi documenti come il Patto per la scuola sottoscritto con i sindacati il 20 giugno e l’Atto di indirizzo politico-istituzionale per l’anno 2022 non lascia traccia di tale (fra)intendimento.
Adesso il silenzio del Ministero preoccupa e induce a pensare male e cioè alla volontà di non voler aprire il tavolo contrattuale prima delle elezioni per il rinnovo delle RSU.
Ci appare una scelta dilatoria che non rispetta i lavoratori e le lavoratrici della scuola che non sono interessati a vedere l’esito di una competizione elettorale ma di poter ragionare su quale modello contrattuale indicherà il Ministro.
Ancodis è preoccupata e auspica che l’atto di indirizzo non venga condizionato dalle percentuali dell’esito elettorale ma da una visione che metta al centro il lavoro di tutte le componenti professionali oggi presenti e operanti nelle scuole autonome italiane.
Sarebbe interessante che lo stesso atto diventasse documento di riflessione e di confronto fra le organizzazioni sindacali e tra le componenti scolastiche così da dare all’elettore la possibilità di farsi un’opinione e scegliere conseguentemente a chi dare il proprio voto. Nelle nostre scuole, infatti, non si vive alcun confronto sulle idee, sulla visione, sulle innovazioni che si intendono proporre per un nuovo modello contrattuale.
Oltre 100000 collaboratori dei dirigenti scolastici e figure di sistema a diverso titolo impegnate nel funzionamento organizzativo e didattico auspicano questo dibattito che li metterebbe in condizioni di votare sulla base di quanto ascolteranno nei pubblici confronti e leggeranno nei documenti ufficiali.
“Per quanto riguarda Ancodis, afferma il Presidente Rosolino Cicero, i capisaldi sono l’articolo 36 della Costituzione italiana, l’art. 24 del CCNL 2006-2009 e il formale riconoscimento dei docenti che ai sensi del D. Lgs 165/2001 e della L. 107/2015 si adoperano e si impegnano con alta professionalità e grande spirito di servizio in favore delle loro comunità scolastiche. Non è più possibile misconoscere qualità e quantità del lavoro quotidianamente espletato e necessario a ciascun autonomo progetto educativo. Dobbiamo uscire dal perimetro della gabbia stipendiale dell’anzianità per transitare alla piena valorizzazione professionale che non può non tenere conto dell’esperienza professionale negli ambienti di apprendimento e dell’insostituibile lavoro per il funzionamento organizzativo e didattico.”
Occorre prevedere dei criteri generali per le RSU di istituto che molto spesso si impegnano pervicacemente in inique contrattazioni che umiliano il lavoro per mere ragioni di contrapposizioni o per pura propaganda ideologica.
Ancodis ritiene che occorre mettere fine a inaccettabili difformità di trattamento tra lavoratori che svolgono medesimi incarichi nelle scuole e che hanno la convinta percezione dell’umiliazione del loro lavoro.
Ripartiamo dal lavoro di chi vuole impegnarsi in attività aggiuntive, determinando formazione specifica obbligatoria, regole chiare per l’accesso, indicazioni trasparenti per la permanenza e il tempo dedicato, strumenti trasparenti per documentare il percorso professionale di ciascuno, servizio riconosciuto per una carriera dinamica e integrata.
“Per valorizzare la professione docente, conclude Cicero, non si abbia il timore di riconoscere la qualità e la quantità del lavoro di chi privilegia l’approfondimento della propria disciplina, le metodologie innovative, la relazione con gli studenti e di chi – oltre al lavoro nell’ambiente di apprendimento – aggiunge le attività di tipo organizzativo a supporto dell’autonomia ma a vantaggio della comunità professionale.”
Il nuovo contratto dovrebbe prevedere non solo un aumento stipendiale generalizzato per tutti, ma pure altre forme di incentivi e riconoscimenti per queste professionalità oggi pienamente strutturate in ogni istituzione scolastica.
Allora potremo finalmente dire che il CCNL sarà equo, moderno e corrispondente alla riconosciuta complessità della scuola autonoma.…. con buona pace di tanti miopi conservatori o pseudoinnovatori!

ANCoDiS