Lorenzo Parelli, vittima di una mala scuola che l’ha mandato a morire

Lorenzo Parelli, vittima di una mala scuola che l’ha mandato a morire

Febbraio 2, 2022 0 Di Massimo Arcangeli

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a cura di Massimo Arcangeli

 

“Anziché predisporre immediate misure perché non si debba mai più piangere un altro Lorenzo Parelli, vittima di una mala scuola che l’ha mandato a morire, il governo di Mario Draghi prende a manganellate, a Roma, a Torino, a Milano, gli studenti scesi in piazza per protestare contro l’orrore di quella giovane vita falciata a diciott’anni da una trave, nello stabilimento in cui il povero Lorenzo era stato mandato a fare il suo stage.”

“Un Governo autoritario, che sopravvive ancora solo grazie ai colpi di coda di una pandemia che ci lascerà a breve (o con cui, se non dovesse essere così, finiremo per convivere), deve rispondere del clima irrespirabile che ha prodotto nel paese alimentando l’odio reciproco con la complicità dei media, ed esasperando gli animi a tal punto da mettere quasi tutti contro tutti. Io mi vergogno di quello che siamo diventati, mi vergogno di leggere. di sentire, di vedere cose che offendono la dignità umana, mi vergogno di provvedimenti legislativi d’emergenza dettati da un’ipocrita politica di gestione della pandemia (anziché imporre l’obbligo vaccinale si è scelta la linea dell’apartheid sanitario, che non colpisce solo i no-vacs ma anche tutti quelli che potendo scegliere se vaccinarsi o no hanno legittimamente deciso di non vaccinarsi) che ha stabilito che la possibilità di ritirare la pensione non è un servizio di prima necessità e che, in una scuola media o superiore in cui si registrino due casi di positività, gli studenti non vaccinati devono starsene a casa per dieci giorni mentre i loro compagni vaccinati possono rimanere in aula. Giovani e anziani separati dall’anagrafe ma accomunati dallo stesso destino. È più facile usare il pugno duro contro chi è più fragile, più disorientato, più colpito dall’eccezionalità di una situazione senza precedenti.”

“Sono sempre stato dalla parte dei nostri ragazzi, e quando quei ragazzi sono perlopiù ragazzini che vogliono manifestare perché nessuno debba più morire di una morte assurda si deve trovare il modo per consentirgli di farlo senza esacerbare gli animi. Le scene di Torino le abbiamo viste in tanti, e la violenta risposta delle forze di polizia alla pressione di chi voleva aprirsi un varco per un maledetto corteo negato non ha nessuna giustificazione. Quasi 400 studenti hanno ora occupato una parte dell’edificio del liceo Gioberti, e io sto dalla loro parte.”

“I giovani sono i nostri testimoni, la nostra speranza per il futuro e, ne ho avuto ripetuta conferma nella mia lunga esperienza di docente universitario, sono anche giudici quasi sempre giusti e severi. Se sono riuscito a restare “puro”, se non sono mai sceso a compromessi, se ho combattuto per tutta la vita in difesa dei più fragili e dei più deboli, contro ogni forma di discriminazione e di prevaricazione, è anche grazie ai miei studenti e alle mie studentesse. Vedere dei quattordicenni, dei quindicenni, dei sedicenni picchiati in modo selvaggio è stato per me intollerabile. E ti prende una fitta allo stomaco quando, in una notte insonne, li senti gridare alle forze dell’ordine che sono solo degli studenti. Li abbiamo reclusi in casa, gli abbiamo chiuso le discoteche, abbiamo interrotto la loro crescita nella socializzazione e ora, come se non bastasse, li trattiamo come pericolosi destabilizzatori dell’ordine pubblico. Dei ragazzini, santo Dio. Ma come si fa?”

Guardatele quelle scene, se non le avete già viste: non le sopporterete. E non prendetevela solo coi poliziotti. I veri responsabili sono blindati nelle loro stanze dei bottoni, comodamente seduti sui loro scranni.