Scuola, tempo pieno. Si tratta di un tema mai sufficientemente affrontato da parte sia delle componenti politiche che sindacali

Scuola, tempo pieno. Si tratta di un tema mai sufficientemente affrontato da parte sia delle componenti politiche che sindacali

Novembre 21, 2021 0 Di Ylenia Franco

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L’ultimo incontro de La Voce Della Scuola LIVE, al 45° appuntamento, ha trattato il tema del tempo pieno. Si tratta di un tema mai sufficientemente affrontato da parte sia delle componenti politiche che sindacali. Come ci dice Rosa Maria Di Giorgi , capogruppo Partito Democratico (PD) Scuola e Cultura: “I ragazzi hanno bisogno del tempo pieno perché imparano di più e diventano molto più competenti. Queste non sono opinioni, sono dati rilevati in tutto il mondo, e quindi è evidente che noi non possiamo rimanere indietro.”

Quindi il tempo pieno garantisce un innalzamento della qualità dell’istruzione, come afferma anche Adriano Rizza, Segretario Generale FLC CGIL Sicilia: “L’alunno che nei 5 anni frequenta il tempo pieno è come se di fatto avesse studiato 2 anni in più rispetto a chi il tempo pieno non lo conosce”.

Sia l’On. Di Giorgi che la, Dottoressa Giovanna Marano, rappresentante dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), citano i dati raccolti da Save the children nel nostro paese e riportati dall’Osservatorio per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, di cui entrambe fanno parte: “Emerge il fatto che è importantissimo il tempo scuola, i ragazzi devono stare a scuola, quindi per avere veramente giustizia in Italia e per avere pari opportunità per tutti è fondamentale questo”, afferma Di Giorgi, “a Milano e provincia abbiamo 96 classi su 100 di primaria che sono a tempo pieno, a Palermo e a Catania abbiamo 6/8 classi su 100 che sono a tempo pieno. Questo dato dovrebbe spaventare tantissimo, porre delle domande molto più incalzanti” incalza Marano.

Gli interventi degli ospiti rilevano che il problema è molto più complesso di quello che appare, perché il discorso del tempo pieno è strettamente connesso ad un’organizzazione soprattutto locale (che abbraccia i servizi per la mensa, la presenza di locali adibiti a tale servizio) con tutta una serie di permessi e condizioni particolari con cui le amministrazioni locali devono fare i conti.

“Devo dire che noi comuni del sud da parecchi anni soffriamo di una condizione finanziaria molto critica” – dichiara la Dottoressa Marano – in cui tutti i vincoli di natura finanziaria -i 2/3 del sud- non riesce quest’anno a chiudere i bilanci e rischia il dissesto. Inoltre abbiamo una questione relativa anche a tutti i vincoli che ci hanno impedito di assumere personale tecnico che è quello strategico per l’edilizia scolastica, perché pur se a fronte di bandi nazionali, regionali, non hai i tecnici che presentano i progetti esecutivi per quei bandi, le amministrazioni locali non hanno altri strumenti. Si evince facilmente che tutte queste interconnessioni burocratiche gravano sui comuni già in difficoltà, impedendo nei fatti azioni concrete. “Garantire la mensa scolastica significa investire nella lotta alla povertà materiale, educativa, alimentare dei più piccoli”- continua Marano- “Non possono i comuni essere sobbarcati da altri oneri. Garantire tempo pieno di qualità è l’unica vera leva contro le povertà educative.”


“Fa molto male vedere un sud che viaggia molto più lentamente – dichiara Caterina Altamore, Responsabile PD della scuola per la Regione Sicilia – I dati li leggiamo continuamente: “La scuola al sud è sempre agli ultimi posti. Abbiamo i fondi per costruire le mense, però purtroppo col PNRR paradossalmente li abbiamo già persi questi soldi, perché non c’è personale capace di progettare, perché ci sono dei comuni in grosse difficoltà perché non riescono a partecipare ai bandi e vengono penalizzati, e quindi fa ancora più male vedere dei fondi che renderanno il meridione ancora più povero, ancora più diverso, dove le disuguaglianze aumenteranno. Dobbiamo mettere insieme tutti gli attori principali, dalle regioni, alle province, ai comuni. Cominciamo a piccoli passi, da qualche scuola, soprattutto nelle zone cosiddette a rischio, dove i ragazzi, i bambini non hanno la possibilità di fare teatro, non hanno la possibilità di fare informatica, la scuola deve essere opportunità nel pomeriggio; quindi anche ripensarlo, con attività curriculari ripensate. La situazione che emerge è di un grosso squilibrio perché di fatto ai bambini meridionali viene impedito l’accesso a parte dell’offerta formativa aggiuntiva che invece viene garantita agli altri bambini che frequentano il tempo pieno. È una situazione che non può essere sottovalutata soprattutto nelle condizioni attuali, dove i fondi del PNRR dovrebbero servire ad eliminare i gap presenti nella nostra nazione, dove è previsto un forte investimento serio nella scuola e soprattutto nel sud. Auspichiamo che i comuni in difficoltà siano supportati, con personale qualificato, per non perdere le opportunità offerte da questo particolare momento”.